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Tempo soggettivo e procrastinazione

Qualche tempo fa ho letto il saggio L'arte di ricordare tutto di Joshua Foer. L’autore è un giornalista che ha lavorato per giornali importanti come il New York Times e il National Geographic. Ha studiato la memoria partendo da zero e dopo un anno ha vinto il Campionato statunitense della memoria.

Il saggio è davvero ben fatto e molto completo. Non tratta solo le tecniche mnemoniche che Foer ha studiato, ma anche la storia della memoria, come si sono evoluti i libri e come si è sviluppato il loro rapporto con la memoria, come è cambiato l’uso della memoria dopo l’invenzione della stampa e più recentemente di internet. Fa anche un sacco di riflessioni interessanti sulla memoria e il suo rapporto con la società.

Insomma, oltre a fornirti le tecniche mnemoniche molto utili per ricordare meglio e spiegarti perché funzionano portando prove e ricerche scientifiche, affronta l’argomento a 360° con uno stile molto asciutto e semplice. Il saggio scorre che è una meraviglia.

l'arte di ricordare tutto, memoria, Joshua Foer
Edizione italiana del saggio di Foer, pubblicato in italia da Longanesi. La copertina fa abbastanza cagare: sembra realizzata con Paint da uno stagista sottopagato.

Mi interesso di memoria perchè è una delle parti fondamentali per migliorare il proprio metodo di studio e, come vedremo nell’articolo, perfino la propria vita.

L’autore ti fa capire da subito che dimentichiamo costantemente un sacco di cose importanti che potrebbero esserci utili: numeri di telefono, quello che abbiamo studiato qualche giorno prima, i nomi delle persone appena conosciute, la data dell’anniversario del matrimonio, la lista delle cose da fare, ecc.

Potenziare la memoria è di sicuro un elemento fondamentale per il proprio miglioramento personale.

In questo articolo, però, non parlerò delle tecniche mnemoniche spiegate nel saggio di Foer ma di un altro argomento che lui tratta: quello del tempo soggettivo. E lo collegherò alla memoria e alla procrastinazione.

Sì, tutte e tre queste cose sono collegate tra loro per quanto possa sembrare strano ^_^

Possiamo distinguere il tempo in oggettivo e soggettivo.

Il tempo oggettivo è il tempo “in senso grezzo”: le ore, i minuti, i secondi, ecc., che a loro volta compongono i giorni.

E poi abbiamo il tempo soggettivo, cioè quello che percepiamo nella nostra mente ed è totalmente slegato da quello oggettivo.

Vi è mai capitato di pensare che una giornata è trascorsa troppo in fretta o troppo lentamente? O un mese? O un anno?

Bene, quella sensazione rientra nella nostra percezione soggettiva del tempo. Oggettivamente la quantità di tempo trascorsa non cambia per niente, ma cambia come la percepiamo noi.

Ma in che modo possiamo controllare la nostra percezione soggettiva del tempo a piacimento?

La risposta ci è stata data dallo scienziato Michel Siffre nel 1962 con un esperimento.

Siffre decise di provare in prima persona l’esperienza di “vivere fuori dal tempo”.

Andò a vivere in una grotta in assoluto isolamento il 20 luglio del 1962. Non poteva consultare orologi, calendari, o vedere la luce del sole. Mangiava e dormiva quando il suo corpo ne aveva bisogno.

Non avendo quasi niente da fare, trascorreva i suoi giorni immerso quasi  totalmente nell’oscurità. La sua memoria si deteriorò velocemente: non potendo creare nuovi ricordi interessanti, i giorni erano indistinguibili per lui e diventarono un enorme e vuoto nulla.

Presto perse anche i giusti ritmi del sonno. Gli capitava di stare sveglio per 36 ore di fila e a volte solo per 8 senza notare la differenza.

Quando venne soccorso a fine esperimento era il 14 settembre. Per lui invece era il 20 agosto, cioè era passato solo un mese. Nella sua mente la percezione del tempo si era accorciata.

michel siffre, 1972
Michel Siffre legge Platone mentre lentamente la caverna-laboratorio in cui è rinchiuso lo trasforma in un cyborg, riprogrammando la sua mente per fargli uccidere Sarah Connor. La foto è tratta da un altro esperimento in una caverna fatto da Siffre nel 1972.

L’esperimento di Siffre dimostrò che la monotonia comprime il tempo. Se ogni giorno fai la stessa routine, non importa di che tipo, a fine anno penserai “Cavolo, quest’anno è passato in fretta!” ma in realtà oggettivamente è trascorsa la stessa quantità di tempo di sempre. È cambiata solo la percezione soggettiva del tempo nella tua mente.

Ma l’esperimento ci insegna un’altra cosa: più ricordi memorabili di esperienze differenti creiamo più il tempo si dilata nella nostra mente, cioè ci sembra che scorra più lentamente e quindi pensiamo di vivere più a lungo.

Se in un anno viaggi tanto, pratichi hobby nuovi, fai attività lavorative diverse, ecc., a fine anno penserai “Cavolo, quest’anno mi è parso un secolo!”. Eppure oggettivamente sono passati gli stessi 365 giorni di sempre.

Il tempo soggettivo fu trattato per la prima volta nel 1890 da William James nella sua opera Principi di psicologia. L’autore sosteneva che da giovani creiamo tanti ricordi perchè facciamo esperienze sempre nuove, quindi il tempo ci pare scorrere più lentamente e ricordiamo il tutto anche meglio perché creiamo ricordi più memorabili, che si installano in profondità nella nostra mente.

Più invecchiamo, più il mondo e le esperienze che facciamo ci appaiono le stesse di sempre, alcune diventano abitudini. I giorni ci sembrano tutti uguali e si fondono l’uno con l’altro, idem gli anni.

Invecchiando ci sembra che la vita scorra più in fretta perché diventa “meno memorabile”.

Quindi alla luce di queste scoperte, è evidente che il tempo soggettivo è anche legato alla procrastinazione.

Se sei un procrastinatore cronico che soffre di una forma di procrastinazione basata sul disagio non fai esperienze nuove perché hai paura di sentirti a disagio, e finisci col vivere la stessa routine vuota ogni giorno. Non crei nuovi ricordi memorabili.

I mesi passano velocemente e ti ritrovi a provare senso di colpa perché ti stai lasciando sfuggire la tua vita.

Se vuoi vivere una vita più piena “e più lunga”, devi accumulare più ricordi, quindi fare più esperienze nuove… e per farlo devi per forza sconfiggere la procrastinazione.

Non farlo equivale a sentirti un vecchio che aspetta solo di morire.

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La procrastinazione non solo ti ruba il tempo ma ti dà anche la sensazione di vivere di meno. Direi che è ora di iniziare a combatterla, non credi? ^_^

Io ho un intero corso per sconfiggere la procrastinazione basato sulla REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale), una terapia psicologica di tipo cognitivo-comportamentale molto semplice ed efficace. Può impararla chiunque e applicarla a sé stesso immediatamente, non c’è bisogno di avere conoscenze pregresse di psicologia.

Nell’approccio cognitivo-comportamentale si modifica sia ciò che pensa un soggetto quando manifesta un problema mentale (parte cognitiva) sia come agisce di conseguenza (parte comportamentale).

Risolvere un problema psicologico solo a livello cognitivo o solo a livello comportamentale non basta per avere un cambiamento che duri sul lungo periodo: o cambi sia come pensi sia come agisci oppure non cambi sul serio.

Trovi maggiori informazioni sul corso alla seguente pagina.

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Ricordati che non risolvere i tuoi problemi di procrastinazione è un danno solo per te. Non solo ti precludi senza motivo l’opportunità di fare esperienze nuove, ma in più il tuo cervello ti farà pensare di vivere anche meno. Non va bene.

Se non soffri di procrastinazione, ricorda comunque di spezzare la tua routine: cerca di accumulare tanti nuovi ricordi interessanti così crederai di vivere più pienamente e più a lungo ^_^

1 pensiero su “Tempo soggettivo e procrastinazione

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