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Tecniche di memorizzazione – Palazzo della memoria

Nel mondo di oggi siamo costantemente bombardati da informazioni che però difficilmente memorizziamo.

Quante volte ti è capitato di dimenticare un libro letto o un video visto? Una password per accedere a un social? Di rispondere a un messaggio inviato dalla tua ragazza?

Direi molte.

Riceviamo una marea di informazioni, ma paradossalmente tendiamo a dimenticarle quasi tutte. Perché dovremmo memorizzarle? Tanto quando vogliamo possiamo prendere lo smartphone e cercare quello che ci serve su internet; oppure se abbiamo letto qualcosa in un libro ci basta prenderlo e rileggerlo.

Il problema di aver delegato la nostra memoria a supporti esterni è grave ma non per colpa dei supporti in sé: memoria interna ed esterna potrebbero tranquillamente coesistere, come spiego nel mio articolo sulla storia del rapporto tra l'uomo e la sua memoria. Il problema è che avere supporti esterni che memorizzano al posto nostro ci ha resi mentalmente più pigri: ci siamo abituati a non ricordare quello che ci serve.

Se l’esperienza è l’insieme dei nostri ricordi, e la saggezza è l’insieme delle nostre esperienze, allora avere una buona memoria significa conoscere meglio noi stessi. Quindi se ricordiamo poco, chi siamo veramente?

Ovviamente non bisogna ricordare tutto. Se ci riuscissimo, finiremmo con l’impazzire e avere gravi problemi mentali. Ma spesso dimentichiamo cose utili, come idee che ci sono venute mentre eravamo in palestra, o a lavoro o parlavamo con qualcuno.

Dimenticare è utile, ma occorre ricordare anche le cose giuste.

I ricordi vengono lentamente cancellati dal nostro cervello seguendo quella che viene chiamata “curva dell’oblio”, ideata da Hermann Ebbinghaus intorno al 1885 dopo aver condotto alcuni esperimenti sulla memorizzazione.

Ebbinghaus scoprì che già poche ore dopo l’aver seguito un corso, letto un libro, ecc., quello che abbiamo appreso inizia a svanire. E giorno dopo giorno perdiamo altri pezzi.

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Iniziamo a dimenticare già poche ore dopo aver appreso qualcosa e questo processo continua nei giorni seguenti.

I neuroscienziati hanno scoperto che è un fenomeno proprio fisico, che accade a livello cellulare nel cervello: più un ricordo sbiadisce, più il nostro cervello si sta “ripulendo”. Perché lo fa? Perché il cervello non vuole sovraccaricarsi di informazioni per evitare i problemi che ne derivano, e deve risparmiare anche spazio ed energia. È molto efficiente nel farlo… il problema è che non sempre quello che conviene dimenticare a lui conviene dimenticarlo a noi.

Un altro problema del rievocare i nostri ricordi è che non possiamo accedervi come se fossero riposti in un archivio cartaceo o digitale. Non basta aprire un cassetto o un file per averli belli pronti in ordine cronologico per essere utilizzati.

La mente ricorda in maniera casuale, e quando evoca un ricordo ne scatena magari un altro non strettamente connesso. Per esempio, riesci a ricordare di comprare il pane mentre torni a casa e questo ricordo ne innesca un altro che riporta alla tua mente quando da bambino passavi davanti al panificio sotto casa e respiravi l’odore di pane appena sfornato.
Che c’entra il ricordare questo anni dopo quando devi andare a comprare del pane? Niente, ma il cervello l’ha riportato comunque alla tua mente.

Ma ci sono alcune persone che riescono a frugare nella memoria come se fosse un archivio.

Queste persone sono coloro che soffrono del fenomeno conosciuto come sinestesia e quelli che usano le tecniche mnemoniche come il palazzo della memoria (o metodo dei loci).

In questo articolo parlerò solo della tecnica del palazzo della memoria.

Questa tecnica l’ho sentita nominare per la prima volta nella serie tv The Mentalist e poi in Sherlock e l’ho reputata la solita cazzata da personaggio super-intelligente inventato. Ma poi ho scoperto che viene utilizzata nella realtà da chi fa le gare di memoria, e pure che è una tecnica molto antica inventata nell’antica Grecia e usata perfino da grandi oratori romani come Cicerone.

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La tua memoria non è un archivio super organizzato da cui puoi tirare fuori immediatamente quello che vuoi quando ti serve.

Secondo la leggenda, questa tecnica fu inventata nel V secolo a.C. in Tessaglia dal poeta Simonide di Ceo.

Simonide era ospite a un banchetto. Venne richiamato fuori dalla sala e appena uscì, il tetto crollò sugli ospiti uccidendoli tutti. Simonide chiuse gli occhi e rimase sorpreso di poter evocare nella sua mente un’immagine perfetta della sala prima del crollo, con ogni invitato al suo posto. Non aveva voluto memorizzarla, semplicemente l’immagine gli era rimasta impressa nella mente. Grazie a questa immagine aiutò a estrarre i cadaveri dalle macerie e a consegnarli alle famiglie.

Da questo evento Simonide dedusse che se avesse sostituito nella mente le immagini degli ospiti ai loro posti con immagini di altre persone (o parole delle sue poesie) le avrebbe ricordate altrettanto facilmente.

Gli insegnamenti di Simonide e le varie tecniche mnemoniche in voga nel mondo classico furono raccolte nel libro Rhetorica ad Herennium, scritto tra l’86 e l’82 a.C. e il cui autore è anonimo. Il libro è giunto fino a noi e le tecniche che insegna restano valide ancora oggi dopo i recenti studi scientifici sul cervello umano e la memoria.

Nel mondo antico le tecniche dell’Ad Herennium erano così conosciute che lo stesso Cicerone disse che non valeva la pena trattarle nei suoi scritti perché sarebbe stato uno spreco di inchiostro.

Ma in cosa consiste di preciso la tecnica del palazzo della memoria?

Semplicemente occorre visualizzare un’immagine memorabile, buffa e più creativa possibile, di ciò che si vuole memorizzare in un luogo a noi molto familiare.

Per esempio, puoi visualizzare una formula matematica come un pezzo di marmo con la formula incisa sopra piazzato in bilico ai piedi del tuo letto.

I palazzi possono essere strade, il proprio corpo, ecc., cioè cose molto familiari. Puoi creare palazzi diversi per conservarci informazioni diverse.

Se crei il ricordo in modo multisensoriale, cioè usando più sensi (olfatto, gusto, udito, ecc.), verrà incorporato meglio nei ricordi già acquisti e sarà più facile conservalo nel palazzo (e quindi nella memoria).

In primo luogo, Il palazzo della memoria funziona perché sfrutta la memoria visiva, la più potente cui l’essere umano ha accesso. Noi ricordiamo molto bene un luogo in cui siamo stati una volta sola piuttosto che una cosa letta una volta sola. Ha senso come cosa: per i nostri antenati era più utile sapere come ritrovare la strada per un rifugio sicuro invece che memorizzare formule matematiche o trattati filosofici.

In secondo luogo, funziona perché usa la cognizione spaziale, cioè il muoversi fisicamente in un ambiente e riceverne stimoli sensoriali (in questo caso il tutto avviene tramite l’occhio della mente).

Curiosità

Le espressioni in primo luogo e in secondo luogo derivano proprio dall’utilizzo della tecnica del palazzo della memoria.

Occorre fare molta pratica per creare un’immagine visivamente memorabile ed evocarla nel luogo giusto per noi, ma quando si diventa esperti si possono memorizzare le cose più facilmente e richiamarle all’istante nella propria mente come se fossero in un archivio o in un file.

Un trucco per creare immagini memorabili è associarle al sesso. L’associazione sessuale è molto potente.

Per citare Pietro da Ravenna, autore del “Phoenix, sive artificiosa memoria” ("La Fenice, ovvero la memoria artificiale”), il testo sulla memoria più famoso del XV secolo:

Rivelo un segreto che ho a lungo taciuto per pudore: se desideri ricordare presto, colloca nei luoghi vergini bellissime; la memoria è infatti eccitata dalla collocazione delle fanciulle.

Un altro trucco utile per ricordare meglio le immagini del palazzo è animare oggetti e cose.

Mettiamo che hai una lista di cose da acquistare e tra queste c’è un paio di mutande bianche. Immagina le mutande sul divano di casa tua che bevono una birra e scoreggiano ^_^

Io ho utilizzato la tecnica del palazzo della memoria per imparare a memorizzare l’ordine di un mazzo da 52 carte da poker. All’inizio impiegavo 20/30 minuti a memorizzare un mazzo e replicarne l’ordine in un altro. Dopo essermi esercitato 1 ora al giorno per 4 giorni, sono riuscito a replicarlo in 10 minuti. Un buon risultato per i pochi giorni di allenamento, ma considera che i campioni mondiali memorizzano un mazzo in meno di 20/30 secondi!

Puoi utilizzare la tecnica del palazzo della memoria per memorizzare testi parola per parola oppure per argomento. Farlo parola per parola, però, significa creare un sacco di immagini memorabili per ogni parola e ciò richiede tempo e fatica, e in più dovrai poi memorizzare il testo in sé. Cicerone consiglia nel De Oratore di memorizzare per argomenti e creare un palazzo per ognuno.

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Nella serie tv "Sherlock", Sherlock Holmes usa spesso la tecnica del palazzo della memoria per risolvere i misteri e i crimini su cui indaga.

Un altro trucco per imparare meglio i testi è cantarli. Strofe, rime, ecc., sono degli schemi e il nostro cervello adora identificare schemi o strutture e usarli.
Ti sei mai ritrovato a canticchiare un motivetto di una pubblicità o il ritornello di una canzone senza volerlo? Ecco, è il tuo cervello ad averlo memorizzato, spesso senza che tu te ne accorgessi!

Il palazzo della memoria è una tecnica molto potente e utile per ricordare lunghe liste di cose da fare, idee, numeri, concetti, ecc.

Il mio consiglio è di impararla per bene e fare pratica costante nell’applicarla perché ti tornerà davvero molto utile per studiare e imparare in generale cose nuove ^_^


Bibliografia:

2 pensieri su “Tecniche di memorizzazione – Palazzo della memoria

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