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REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale) – Modello ABC

Nell’articolo precedente ho introdotto in generale la REBT. In questo di oggi vi parlerò del Modello ABC adottato nella REBT e in altre terapie cognitivo-comportamentali. Questo modello è molto semplice ed efficace perché sintetizza bene i problemi emotivi.

Non esiste un modello unico valido per tutti gli analisti REBT ma diciamo che hanno tutti linee abbastanza comuni.

Io mi baserò su quello descritto da Windy Dryden nel saggio Rational Emotive Behaviour Therapy: Distinctive Features.

Niente paura, però! In questo articolo (e altri che farò in futuro) parlerò della REBT semplificandola un po’ per far capire il tutto anche a chi non ne sa niente di psicologia e terapie cognitivo-comportamentali.

Ok, iniziamo!


Nella maggior parte delle terapie cognitivo-comportamentali il modello ABC può essere descritto così:

A = di solito è un evento esterno che avviene nella vita del paziente, ma può essere anche un ricordo o un’immagine mentale.

B = è il pensiero che il paziente formula sulla base di A.

C = sono le conseguenze emotive del paziente al pensiero formulato in B. Le conseguenze possono essere anche comportamentali e di pensiero.

Nella REBT il modello varia leggermente e viene definito da Dryden Modello ABC Situazionale.

Funziona così:

A = è un'interpretazione soggettiva della situazione in cui si trova un paziente (evento esterno, ricordo, immagine mentale, ecc.) che va oltre i dati e le prove oggettive a disposizione e può essere precisa o inaccurata, e a cui il paziente risponde in C.

B = sono i pensieri irrazionali (rigidi ed estremi) o razionali (flessibili e non estremi) che il paziente ha su A e che influenzano quasi sempre la sua risposta in C.

C = sono le conseguenze emotive, comportamentali o di pensiero del paziente che scaturiscono da B.

 

Esempio del modello applicato a un problema:

 

A = Sto iniziando a perdere il controllo del mio respiro.

B = Devo riprendere il controllo della mia respirazione proprio ora e sarebbe terribile se non lo facessi.

C = Se non riprendo il controllo del mio respiro, avrò un infarto e morirò.

 

Come potete vedere in A e C abbiamo due interpretazioni totalmente soggettive del paziente su quel che gli sta accadendo e gli accadrà non supportate da dati e prove oggettive (raramente si perde il controllo del proprio respiro e difficilmente questo porterebbe a un infarto), e in B abbiamo il pensiero irrazionale da cui scaturisce la risposta in C.

 

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Schema del Modello ABC. Le lettere "D"- "E" non le ho incluse perché è facilissimo dedurre che una volta individuati i pensieri irrazionali in "B" questi vadano affrontati ("D") e rimpiazzati con quelli razionali ("E"). Se così non fosse, la REBT non servirebbe a niente. Includere queste due lettere lo trovo solo superfluo.

 

Secondo esempio:

A = Ho fallito nel superare l’esame pratico di guida.

B = Non devo assolutamente fallire quando faccio qualcosa.

C = Disperazione, o rabbia, o tristezza.

 

In questo esempio in A abbiamo qualcosa che possiamo “prendere per vero” detta dal paziente (non ha superato l’esame e quindi non gli hanno rilasciato la patente) ma in C abbiamo una reazione emotiva esagerata scaturita da un B irrazionale.
Non è vero che dobbiamo sempre riuscire quando facciamo qualcosa: siamo esseri umani fallibili e possiamo commettere errori. Semplicemente il paziente ritenterà in futuro dopo che si sarà esercitato meglio nella guida perché è nel suo interesse prendere la patente.

 

Terzo esempio:

A = Ho discusso con i miei genitori: non vogliono che vada alle lezioni di canto perché non approvano il mio desiderio di diventare un cantante.

B = Non devo farmi disapprovare dagli altri quando svolgo un compito.

C = Procrastino le lezioni di canto.

 

Qui abbiamo in A un pensiero dovuto a un’interpretazione soggettiva: magari i genitori non hanno nulla contro il sogno del paziente di diventare un cantante e in realtà non piace loro la gente che frequenta il corso di canto con lui; o magari ha ragione il paziente. Non abbiamo dati e prove oggettive per capirlo e quello che dice il paziente sui suoi genitori è inaffidabile. In C abbiamo una conseguenza comportamentale dovuta a un B irrazionale: non possiamo sempre avere l’approvazione di altre persone per agire e spesso agli altri quello che facciamo importa meno di quanto pensiamo, quindi rimandare le lezioni è un danno inutile che il paziente fa a sé stesso.

 

Come potete vedere dagli esempi ciò che differenzia davvero la REBT dalle altre terapie cognitivo-comportamentali è la sua posizione sui pensieri (irrazionali o razionali) formulati in B. Sono questi a influenzare tutto il modello e a decidere come ci comporteremo nella vita reale: se sono irrazionali, avranno conseguenze negative per il paziente; se sono razionali, avranno conseguenze positive.

Nei prossimi articoli sulla REBT approfondirò la natura dei pensieri razionali e irrazionali e come possiamo cambiare quelli irrazionali in razionali.


Bibliografia:

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