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REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale) – Introduzione generale

Prima di iniziare con la spiegazione su cos’è la Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT), ci tengo a chiarire che non sono uno psicologo né ho una laurea in ambito psicologico.

Ho studiato la REBT da me perché mi piace molto come terapia psicologica e l’ho applicata con successo a vari ambiti della mia vita.

Niente paura, però! In questo articolo (e altri che farò in futuro) parlerò della REBT semplificandola un po’ per far capire il tutto anche a chi non ne sa niente di psicologia e terapie cognitivo-comportamentali.

Per questo articolo la fonte è il saggio Rational Emotive Behaviour Therapy: Distinctive Features di Windy Dryden.

Ok, iniziamo!


La REBT è una terapia psicologica di tipo cognitivo-comportamentale, creata da Albert Ellis nel 1956.

Ma che vuol dire terapia cognitivo-comportamentale?

Semplicemente che per la REBT un problema psicologico di qualunque tipo (procrastinazione, ansia, ecc.) va risolto cambiando sia ciò che pensa il paziente quando lo manifesta (parte cognitiva) sia come agisce di conseguenza (parte comportamentale). Ovviamente questi cambiamenti intervengono anche sulla sfera emotiva.

Il cambiamento può essere duraturo solo se coinvolge entrambi gli aspetti. Cambiare solo a livello cognitivo o solo a livello comportamentale non funziona sul lungo periodo.

La REBT crede fermamente che cognizione, comportamento ed emozioni sono sistemi psicologici che si sovrappongono. Quando pensiamo in termini cognitivi, dobbiamo anche pensare alle conseguenze comportamentali ed emozionali.

A differenza di altri approcci cognitivo-comportamentali, la REBT si basa sul principio che noi percepiamo la realtà oggettiva filtrandola attraverso una serie di pensieri irrazionali e pretese rigide, che portano ciascuno di noi a vivere di fatto in una realtà soggettiva/relativistica dove ogni cosa va inserita e vista nel proprio contesto.

Ti faccio un esempio:

Mettiamo che sei una persona che pensa “Se incontro un amico deve assolutamente salutarmi. Se non lo fa, vuol dire che mi odia perché sono una brutta persona”. Ti trovi al supermercato e vedi un tuo amico da lontano che però non ti saluta, si volta e se ne va. Subito riporti alla mente il pensiero che ti odia perché sei una brutta persona, magari ti arrabbi e tornato a casa gli mandi un messaggio in cui dici che non siete più amici.

Tu potresti avere ragione oppure torto: forse il tuo amico non ti ha davvero salutato perché gli stai sul cazzo ma potrebbe anche non averti visto.

Se avessimo avuto delle telecamere nel supermercato puntate su di te e sul tuo amico e altre piazzate sui vostri corpi, insieme a un congegno per leggere nella mente del tuo amico, tutti questi oggetti ci avrebbero permesso di catturare la scena per come si è svolta realmente, e da lì capire davvero se il tuo amico ti abbia ignorato oppure non ti abbia visto.

rebt
Quando l'amico che non volevi salutare al supermercato ti ferma e sei costretto a parlarci.

Ora, siccome nella realtà non possiamo andare in giro piazzando telecamere ovunque solo per verificare se una persona sta dicendo la verità su un evento o lo sta riportando filtrandolo attraverso la sua visione irrazionale e distorta, e non abbiamo ancora congegni per leggere nella mente delle persone, l’analista REBT più che concentrarsi sul resoconto di un evento fatto da un paziente si concentra su quanto questo resoconto dice di lui.

Il terapista REBT prima di tutto invita un paziente a raccontare ciò che gli è accaduto e ne ascolta la sua interpretazione dell’evento senza giudicare o confermare le convinzioni del paziente su questo evento. Semplicemente le accetta temporaneamente come vere per capirle.

Quindi l’analista REBT ammette che possono esserci molti modi di vedere quello che è accaduto a un paziente e che spesso è impossibile o irrilevante scoprire la verità.
È più importante capire le convinzioni di un paziente su un evento che lo hanno portato a rispondere in un certo modo.

Solo successivamente l’analista sprona il paziente a confrontare la sua visione con le prove e i dati disponibili per capire se è vera oppure no, adottando un metodo probabilistico.

in base ai dati e alle prove è più probabile che sia accaduto X o Y?

È come scommettere su un cavallo in una corsa: spesso vince lo stesso cavallo (X), ma a volte vince un altro più sottostimato (Y). Quindi se le prove verificano che il paziente dice la verità, ok. E se non la verificano? Va bene lo stesso. L’importante è solo capire le convinzioni che ha il paziente su ciò che pensa gli sia successo e come ha reagito di conseguenza.

La REBT ha anche una posizione relativista su sé stessa e i propri risultati. Ciò che desume non è universalmente valido, ma va visto sempre in un determinato contesto e può essere sconfessato in futuro. Invita il paziente a non prendersi troppo sul serio e lo fa anche verso sé stessa.

La terapia incoraggia il paziente ad avere una visione positiva e negativa di ciò che gli avviene ma in modo che sia salutare per lui e non distruttivo. Per esempio, lo porta ad accettare la sua tristezza per aver perso qualcuno che amava e non lo priverà di certo delle emozioni.

Comunque, secondo la REBT tirare fuori e basta i sentimenti negativi non è una cura, piuttosto serve a identificare i pensieri irrazionali e le pretese rigide che sostengono questi sentimenti/emozioni. Per la REBT gli umani hanno un ruolo attivo nel costruire i loro pensieri irrazionali e i loro ragionamenti distorti che spesso portano a determinate reazioni emotive.

Per la terapia le persone sono più felici quando perseguono obiettivi. E quando ostacolano sé stessi dal raggiungerli agiscono in modo da assecondare questo comportamento disfunzionale.

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Einstein condivide quello che dice la REBT, così come molti filosofi antichi. Ellis si ispirò agli stoici, ai filosofi orientali e pure al buddismo per creare questa terapia.

La terapia sostiene pure che il linguaggio usato dalle persone può essere un indicatore di pretese rigide, ma non lo è sempre. Più che la parola in sé al terapista REBT interessa il significato sottinteso in essa e invitare il paziente a cambiare linguaggio perché potrebbe essergli d’aiuto ad avere pensieri più razionali.

Inoltre per la REBT le persone non sono disturbate del sistema/ambiente in cui vivono ma dalla loro rigida ed estrema visione che hanno di questo sistema.

Infine, la terapia sprona ad accettare gli esseri umani in quanto tali, cioè come esseri in continuo divenire e quindi impossibili da giudicare e condannare globalmente ed eternamente per i propri successi e fallimenti (attuali o passati), o per quello che pensano gli altri di loro o gli è capitato durante la vita.

Ora veniamo alla spinosa questione: il rapporto tra REBT e psicodinamica.

Per citare Dryden dal saggio indicato a inizio articolo:

Although REBT was created, in part, out of Ellis's disaffection with psychoanalysis, it is easy to assume that as a result REBT has dispensed with all psychodynamic insights. This is not the case. Thus, REBT therapists do agree with our psychodynamic colleagues that humans are influenced by unconscious ideas. However, we hold that, in the main, these ideas can be relatively easily discovered and brought to the client's conscious mind and are not deeply buried within the client's psyche requiring a long period of exploration to be made conscious. Also, we agree with our psychodynamic colleagues that humans erect defences to protect themselves from threats to their ego (Freud, 1937). Actually, we go beyond this idea and argue that humans also erect defensive manoeuvres to protect themselves from threats to non-ego aspects of their personal domain.

Dryden dice, più o meno, che REBT e psicodinamica hanno in comune l’idea che gli umani sono dominati da idee inconsce e proteggono il loro ego erigendo barriere. Però per la REBT le idee sono facilmente portabili a galla e non nascoste chissà dove nella mente umana.

È il modo gentile di Dryden per dire che non c'entrano niente le due teorie.

Per questo eventuali commenti all’articolo sulla psicodinamica, sulla sua validità maggiore rispetto alla REBT, ecc., verranno eliminati. Qui si discute solo di REBT e altre terapie cognitivo-comportamentali. Se volete discutere di psicodinamica andate altrove.

Ok, questa era un’introduzione generale alla REBT. Nei prossimi articoli approfondirò la terapia e tutto ciò che la compone.


Bibliografia: