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Pensare come Sherlock Holmes – L’importanza dell’osservazione

Nell’articolo precedente ho affrontato il primo dei 5 elementi fondamentali del metodo scientifico applicato al Pensiero Attivo, cioè conoscere il problema che stiamo affrontando.

Per risolvere un problema occorre accedere alla nostra conoscenza pregressa, che è l’insieme dei ricordi accumulati durante la nostra vita (ciò che abbiamo studiato, appreso per esperienza, ecc.).

La nostra conoscenza pregressa è contenuta nella soffitta della mente, uno spazio nel nostro cervello che possiamo immaginare come una vera e propria soffitta dove all’interno ci sono degli scatoloni (che corrispondono ai nostri ricordi). I Sistemi Watson e Holmes attingono la conoscenza dalla soffitta, e sono loro a decidere cosa far entrare al suo interno e come gli scatoloni vengono organizzati e aperti.

I 4 elementi fondamentali del metodo scientifico che vanno applicati al pensiero per renderlo davvero attivo e razionale:

  1. Comprendere un problema.
  2. Osservare.
  3. Immaginare.
  4. Dedurre.

In questo articolo affronterò il secondo elemento fondamentale del metodo scientifico: l’osservazione.

 

Osservazione

Il primo incontro tra Watson e Holmes è forse uno degli incontri letterari più famosi. In questa occasione Holmes deduce all’istante che Watson è un medico reduce dall’Afghanistan, lasciando sbalordito lo stesso Watson.

Vediamo come Holmes arriva a questa conclusione:

«Sapevo che era reduce dall’Afghanistan. Ormai i miei pensieri si dipanano così rapidamente che giungo alla conclusione senza rendermi conto delle diverse fasi del processo mentale. Ma le fasi ci sono. Nel suo caso il ragionamento si è svolto in questo modo: ecco un signore con le caratteristiche del medico, però con il contegno di un militare. Quindi dev’essere un ufficiale medico. È appena tornato dai tropici, data la pelle scura che non gli è naturale giacché ai polsi la pelle è bianca. Ha subito privazioni e malattie, come si deduce dal viso emaciato. Ha subito anche una ferita al braccio sinistro. Infatti appare rigido, non si muove normalmente. Dove può un ufficiale medico aver incontrato recentemente tali privazioni e aver subito una ferita? Ovviamente in Afghanistan. Una sequenza di pensieri che si è dipanata in un istante e difatti subito le ho detto che lei era stato in Afghanistan, meravigliandola.»

Holmes nota dettagli che nessuno avrebbe notato (abbronzatura, braccio rigido, portamento, ecc.) perché ha fatto automaticamente qualcosa che noi non facciamo: ha osservato attentamente Watson.

Di solito quando noi incontriamo qualcuno, il nostro Sistema Watson entra in azione e subito crea per noi un’idea di quella persona, basandosi sui nostri bias, ecc., e in più filtra anche per noi la maggior parte delle sensazioni sensoriali che quella persona ci causa. Dobbiamo ricevere stimoli davvero forti (come un profumo molto intenso, per esempio) perché Watson si disattivi ed entri Holmes in azione facendoci concentrare di più su chi abbiamo davanti.

Holmes invece ha abituato il suo Sistema Watson a osservare così attentamente tutto ciò che gli interessa da poter dedurre la professione di un individuo con una rapida occhiata.

La velocità con cui Holmes ci riesce è data non solo dalla pratica, ma anche dalla conoscenza che ha accumulato nel settore dell’investigazione. Ha creato una libreria di chunk immensa sui criminali, le persone, ecc., e gli basta poco appena incontra qualcuno per far sì che la sua soffitta si attivi e gli permetta di dedurre che mestiere faccia. Magari non ci azzecca sempre, ma la maggior parte delle volte sì.

Ti sembra impossibile quello che ha fatto Holmes con Watson?

Ebbene, per scrivere il loro incontro Doyle si ispirò al dottor Joseph Bell. Doyle assistette personalmente alle capacità di Bell di capire con una rapida occhiata che un suo paziente era un sottufficiale appena tornato dalle Barbados.

L’osservazione che usa Holmes, e che usava Bell, è l’osservazione attenta e consapevole di quello che ci sta davanti.

Ogni volta che osservi qualcosa devi capire su cosa concentrarti o no perché ogni dettaglio in più sarà una scatola in più nella tua soffitta e ne cambierà la struttura. Inoltre, influenzerà anche tutti i giudizi e le deduzioni che formulerai. Se osservi attentamente la cosa sbagliata, finirai col dedurre cose sbagliate.

Ogni osservazione ripesca dalla nostra conoscenza pregressa, per questo è fondamentale avere una soffitta pulita, ordinata e piena di scatole utili. Holmes deduce che Watson è un medico perché è una professione molto comune, su cui lui ha raccolto molti dati. Quindi Holmes attinge alla sua conoscenza pregressa. Se Holmes incontrasse un moderno programmatore Java non saprebbe dirci la sua professione, al massimo potrebbe dedurre che è uno studioso di qualcosa. Non ci riuscirebbe perché gli manca la conoscenza giusta.

Ogni singola osservazione fatta da Holmes su Watson si incastra perfettamente alle altre. Nessuna è lasciata a sé stessa: si uniscono tutte a risolvere il puzzle che in quel momento Holmes deve completare, cioè capire chi è Watson.

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Holmes che osserva attentamente qualcosa con una lente d'ingrandimento è una delle immagini più classiche che vengono subito in mente quando si parla di lui ^_^

Holmes riesce a dedurre in modo così preciso perché ha fatto anni di pratica a osservare la gente. Lui è un esperto ormai di questo. E ogni esperto fa sembrare semplice quello che fa, ma è una semplicità acquisita con anni di studi e pratica. Non pensare di finire di leggere questo articolo e subito essere capace di fare quello che fa Holmes: la pratica ti rende un esperto. Ci vogliono anni per diventare esperti del Pensiero Attivo, come ci vogliono anni per diventare un abile scacchista, un calciatore fenomenale, ecc.

Per funzionare bene, l’osservazione richiede un elemento fondamentale: l’attenzione.

Attenzione

Come ho detto nei precedenti articoli di questa serie, noi di default usiamo il Sistema Watson, quindi sistemi di pensiero automatici e passivi.

Il Sistema Watson è un nemico dell’attenzione. Perché? Perché uno dei suoi compiti principali è filtrare la marea di informazioni da cui siamo investiti ogni secondo tramite i nostri cinque sensi per evitarci di impazzire. Ma troppo spesso in questo processo di filtraggio, finisce col lasciare fuori dalla nostra soffitta dettagli importanti per noi. Come dice la REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale) grazie al nostro Sistema Watson finiamo col vivere in una realtà del tutto soggettiva, dove ci facciamo comandare dai nostri bias e pensieri irrazionali.

Il bello è che la nostra mente adora usare Watson perché adora essere in uno stato costante di “disattenzione”. Ci fa saltare da un pensiero all’altro, da un’attività all’altra, finendo col non farci fare niente bene. In poche parole, ci fa fare continuamente multitasking. Non a caso nel mio corso sulla procrastinazione dico che il multitasking è dannoso e inutile perché divide la nostra attenzione tra troppe cose e ci fa fare tutto male.

Inoltre, quando la mente divaga sfrutta la modalità Diffusa di pensiero, quindi continua comunque a elaborare dati e fare connessioni, cioè a creare chunk. E cosa sono i chunk? Memoria. E dove finisce la nostra memoria? Nella soffitta. Quindi il sistema Watson ci mantiene distratti e nel frattempo lavora per ingombrare la soffitta di… beh, di roba inutile.

Per esempio, mettiamo che stai studiando ma ti distrai in continuazione usando Instagram. Leggi qualche messaggio privato, metti like a qualche meme divertente su Salvini, lasci un commento su una foto e poi torni a studiare un po’.

Nel frattempo in background, senza che tu te ne renda conto, la modalità Diffusa guidata da Watson crea nuovi chunk basandosi su queste nuove informazioni e quelle vecchie. E all’improvviso mentre studi ti viene l’idea per un meme su Salvini e avverti l’impulso di condividerlo con i tuoi amici. Addio attenzione allo studio: probabilmente verrai bocciato all’esame o prenderai 4 nel compito in classe.

Per questo occorre ogni volta che attiviamo Holmes e sia lui a guidarci nel processo di osservazione.

Il Sistema Holmes ci costringe a prestare attenzione a ciò che dobbiamo affrontare, ai problemi che dobbiamo risolvere. Ci aiuta a formare chunk che davvero ci sono utili sfruttando la modalità Focalizzata di pensiero.

L’attenzione è una risorsa come tutte le altre, e quindi si esaurisce e occorre ricaricarla. Ricaricarla in senso fisico: l’attenzione richiede sforzo mentale, quindi consumo di energia, che nel nostro caso corrisponde al glucosio. Pensala come un muscolo: più la usi più si stanca, e poi devi farla riposare. Con l’allenamento costante si rinforza, ma non crescerà all’infinito.

Proprio per questa caratteristica dell’attenzione, nel mio manualetto sull’apprendimento consiglio di evitare il fenomeno dell’Overlearning, cioè di evitare di studiare 18 ore al giorno: meglio fare 3-4 ore al giorno, con diverse pause tra una sessione di studio e l’altra. Studiare 18 ore al giorno vuol dire ridurre a pezzi l’attenzione, come un muscolo che dopo aver sollevato 100kg per un’ora senza fermarsi non riesce poi a sollevare 2kg per le altre 17.

Ma l’attenzione è anche piuttosto subdola. Magari fai attenzione su qualcosa concentrandoti al massimo, ma finisci col non notare qualcos’altro.

La Konnikova nel suo libro chiama questo fenomeno “disattenzione attenzionale” e dice che è un fenomeno conosciuto nella psicologia cognitiva. A scoprirlo fu Ulric Neisser che si rese conto di poter mettere a fuoco o il tramonto oltre il vetro d'una finestra oppure il riflesso della stanza sul vetro ma non entrambi contemporaneamente.

Questo fenomeno non riguarda solo la vista ma anche gli altri sensi, per esempio l’udito. Pensa a quando devi parlare con due persone contemporaneamente e finisci col prestare attenzione solo a quella che ti parla in un orecchio e a ignorare quella che ti parla nell’altro.

Perfino l’umore influenza la nostra attenzione. Per esempio, quando siamo di cattivo umore la nostra vista cattura meno informazioni (vediamo letteralmente meno), cioè ci fa prestare poca attenzione a quello che vediamo.

Quindi cosa ci serve per sfruttare al meglio l’attenzione in modo che sia consapevole?

Semplicemente dobbiamo mantenerci motivati.

La motivazione è uno strumento potente per mantenerci concentrati e attivi su qualcosa. Per esempio, è più facile fare attenzione a cosa fa la ragazza che ti piace, che posti frequenta, quali sono le sue abitudini, cosa le piace, ecc., per poi presentarti e fare colpo piuttosto che studiare noiose regole di dizione.

Holmes è motivato ogni volta che si occupa di un crimine, mentre Watson se ne frega. Watson fa perlopiù da accompagnatore: infatti la sua attenzione divaga continuamente e lo porta a fare deduzioni errate ogni volta che Holmes gli chiede di farle. Se invece si trattasse di fare diagnosi mediche scommetto che Watson sarebbe più motivato, e quindi più attento; di conseguenza sarebbe meno incline a fare errori di ragionamento e deduzione.

La motivazione richiede quindi impegno.

Per usare il Sistema Holmes occorre essere fortemente motivati verso il problema da risolvere, altrimenti sarà Watson ad agire. Watson ci porterà a formare dei giudizi sbagliati e irrazionali, e metterli in discussione sarà una faticaccia. La mancanza di motivazione è il principale nemico di chi affronta una terapia come la REBT: non è la terapia a non funzionare, ma la mancanza di motivazione da parte del singolo soggetto a risolvere davvero i suoi problemi, a osservare davvero con attenzione cosa non va in lui/lei e a voler cambiare sul serio. Gli manca la motivazione a usare il Sistema Holmes per sconfiggere i pensieri irrazionali del Sistema Watson.

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L'ho già detto negli articoli precedenti di questa serie, ma ci tengo a ribadirlo: la motivazione è una parte molto importante del Pensiero Attivo. Senza essere motivati verso quello che state osservando, non riuscirete mai a cogliere i dettagli più importanti. Lasciate perdere la pessima fama che la motivazione si è guadagnata a causa dei motivatori truffatori e iniziate a studiarla seriamente leggendo articoli e saggi scientifici a tema.

Ovviamente non sempre ci troviamo in una situazione in cui sarà possibile osservare attentamente tutto. Non viviamo in un romanzo. In un contesto reale siamo bombardati da una miriade di informazioni e sensazioni, e non sempre riusciamo a distaccarcene abbastanza da attivare il Sistema Holmes. Ma se siamo motivati a farlo, sarà più semplice riuscirci.

La buona notizia è che nella realtà non siamo costretti a osservare tutto attentamente e ricordarci tutto nell’ordine esatto. Possiamo impegnarci a osservare e ricordare solo quello che ci serve nell’ordine che preferiamo, e ciò ci aiuterà a commettere meno errori di valutazione e a tenere pulita la soffitta.

Ogni volta che scegliamo di non prestare attenzione e di far divagare la nostra mente, stiamo scegliendo il disimpegno. Quante volte parliamo con gli amici mentre cazzeggiamo su Facebook? Quante volte ascoltiamo musica mentre ci alleniamo in palestra?

Chi usa il Pensiero Attivo, ha una mente sempre presente, attiva e consapevole su quello che gli sta accadendo e sta facendo. Una mente così preimpostata permette al tuo Sistema Holmes di attivarsi e mettere da parte il Sistema Watson, facendoti osservare attentamente solo quello che veramente ti serve e a zittire il “rumore di fondo” che proviene dall’ambiente e dalla tua mente.

L’osservazione deve essere anche inclusiva, selettiva e obiettiva.

Essere inclusivi

Noi esseri umani abbiamo un senso che di solito tende a prevalere su tutti gli altri: la vista.

Finora ti ho parlato di osservazione e scommetto che ogni volta hai immaginato nella tua mente uno scenario in cui guardi qualcosa attentamente: una foto, una scena in un centro commerciale, una persona, ecc.

Scommetto che non hai mai pensato che l’osservazione possa riguardare anche gli altri 4 sensi che possiedi. Invece è proprio così.

Ne Il mastino dei Baskerville Sherlock Holmes riesce a risolvere il caso perché mentre si trova a Londra annusa le lettere anonime di minaccia a Henry Baskerville, notando l’essenza di un profumo femminile che subito ricollega agli Stapleton. A questo punto della storia deve ancora recarsi alla tenuta dei Baskerville e già ha praticamente risolto il caso.

Ci dimentichiamo spesso degli altri 4 sensi che possediamo perché la vista è quello da cui ci facciamo coinvolgere di più. Ma questi sensi ci influenzano TUTTI, spesso senza che ce ne accorgiamo.

L’olfatto in particolare è un senso molto silenzioso e potente. È collegato alla memoria e all’apprendimento. Non vi è mai capitato di associare un ricordo agli odori? Credo proprio di sì. Personalmente, c’è un profumo che mi fa ricordare un brutto periodo della mia infanzia e che appena lo avverto mi fa sentire molto triste perché rievoca ricordi spiacevoli.

Nel mio articolo sul palazzo della memoria consiglio di creare le immagini da piazzare nei luoghi in modo multisensoriale proprio perché coinvolgere tutti i nostri sensi ci aiuta moltissimo a ricordare meglio qualcosa, a imprimerla più a fondo nel nostro cervello.

Anche tatto, udito e gusto ci rivelano informazioni preziose. Il tono di voce di qualcuno ci permette di capirne le emozioni. Il gusto ci aiuta a capire se quello che stiamo assaporando potrebbe essere buono o no. Il tatto ci permette di notare cose che alla vista di solito sfuggono, per esempio se una superficie è calda o fredda.

Ora che sai che il mondo è multisensoriale e che bisogna osservarlo attentamente con tutti i sensi, capisci che l’assenza di uno stimolo che attiva uno di questi sensi a volte è rivelatrice di qualcosa tanto quanto la presenza.

Per citare la Konnikova:

Pensiamo al caso di Silver Blaze, il famoso cavallo da corsa scomparso che nessuno riesce a rintracciare. Quando Holmes ha avuto l’opportunità di esaminare la scena, l’ispettore Gregory, che non è ancora riuscito a trovare qualcosa di apparentemente impossibile come un cavallo, chiede: «C’è qualche punto in particolare sul quale volete richiamare la mia attenzione?» In effetti sì, tanto che Holmes risponde: «Sul curioso incidente del cane durante la notte». Ma, protesta l’ispettore, «il cane non ha fatto nulla, quella notte». Al che Holmes piazza la battuta finale: «Ed è questo l’incidente curioso».
Per Holmes, il fatto che non abbia abbaiato è il punto di svolta del caso: il cane doveva conoscere l’intruso. Altrimenti avrebbe fatto chiasso.

Ignorare volutamente un senso e quello che ci dovrebbe dire, vuol dire di fatto ignorare volutamente delle informazioni.

Vuol dire lasciare da parte il Sistema Holmes a favore del Sistema Watson.

Fermarsi alle prime informazioni più evidenti e ai primi pareri per prendere decisioni o affrontare un problema è un fenomeno molto comune a tutti ed è chiamato “negligenza omissiva”: ignoriamo informazioni palesemente presenti o altre che andrebbero sollecitate con una ricerca attiva da parte del nostro Sistema Holmes. In questo caso piuttosto che riempire la soffitta di scatole inutili, la lasciamo volutamente vuota evitando di creare chunk che poi potrebbero tornarci utili in futuro.

La REBT spiega bene che ciò è dovuto alla nostra naturale tendenza all’irrazionalità.

Lasciamo il pilota al Sistema Watson, a cui non frega niente di scavare a fondo e interrogarsi sulle cose: lui va avanti col già noto, il già visto e il già pensato, condendo il tutto coi nostri bias e pensieri irrazionali. Questa è una cosa spaventosa: pensa ai periti che dovrebbero ispezionare un ponte per verificarne lo stato e volutamente, per pura pigrizia mentale, non notano dei problemi strutturali; pensa ai giudici che leggendo gli atti di un processo non notano volutamente l’incongruenza di alcune prove/testimonianze e finiscono col condannare un innocente; pensa a un medico che non raccoglie informazioni fondamentali mentre fa la diagnosi a un paziente e gli somministra una cura che lo uccide.

La negligenza omissiva e la disattenzione sono pericolosissime.

A questa coppia scellerata si unisce un terzo elemento negativo che peggiora le cose, cioè l’effetto default: una volta che ci siamo creati un’impressione su qualcosa, o abbiamo trovato una risposta soddisfacente a una domanda, o abbiamo trovato una soluzione “buona” a un problema, o abbiamo formulato un giudizio su qualcuno/qualcosa, tendiamo a non cambiare più idea.

Ci fossilizziamo sulle nostre opzioni già disponibili anche se cambiare significherebbe migliorare. Per esempio, pensa a un medico che non cambia idea sulla cura di un paziente nonostante le prove dimostrano che la sua cura non stia funzionando. Lui è abituato ad associare certi sintomi a determinate malattie, e se così non è piuttosto che cambiare idea e curare diversamente il paziente preferisce continuare sulla medesima strada o lo scarica a qualcun altro.

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Cambiare idea quando ci si sbaglia è una caratteristica fondamentale di una mente razionale e attiva. Solo gli idioti si fossilizzano sulle loro idee sbagliate. Buddha aveva ragione (o chiunque sia la vera fonte della citazione): solo la resistenza al cambiamento è fonte di dolore, come ci raccontano anche le buone storie in tutte le forme (film, serie tv, romanzi, ecc.) ^_^

L’effetto default è molto comune tra i procrastinatori, che tendono a rimandare sempre di cambiare un aspetto della loro vita anche quando sanno benissimo che non farlo significa danneggiarsi. È una cosa che so benissimo perché l’ho vissuta in prima persona: per anni ho rinviato lo studio, la ricerca di un hobby, di un lavoro, ecc. Tutte cose che mi hanno danneggiato molto e mi hanno spinto, una volta sistemate, a creare Procrastinazione K.O. per aiutare chi sta vivendo lo stesso incubo che io ho vissuto per anni.

Scegliere di non agire e di non cambiare, è anch'essa una scelta. Significa lasciare il comando al Sistema Watson, significa diventare uno spettatore passivo della propria vita. Significa scegliere di morire.

Al contrario scegliere di essere inclusivi significa prestare attenzione con tutti i nostri sensi e notare anche quello che non c’è. Significa cercare di ottenere risposte utili a tutte le domande che ci siamo posti per risolvere un problema, cambiando idea se è necessario. Significa scegliere di usare il Sistema Holmes e iniziare a diventare un protagonista attivo della propria vita. Significa scegliere di vivere.

Essere selettivi

Di solito quando si nomina Sherlock Holmes si pensa subito a lui come a un detective che fa attenzione a tutto, uno a cui basta una semplice occhiata per notare ogni singola cosa.

Non c’è idea più sbagliata che si possa avere su Holmes. Chi ha letto i libri di Doyle o visto la serie tv Sherlock sa benissimo che spesso Holmes non nota l’assenza di Watson e continua a parlare da solo, o non fa caso al tempo, ecc.

Holmes fa attenzione solo a ciò che ritiene importante per raggiungere i suoi obiettivi.

In poche parole, Holmes è selettivo.

Come ho già detto varie volte in questa serie di articoli, il nostro cervello viene costantemente bombardato da tante informazioni sensoriali. Il Sistema Watson le filtra per noi, restituendoci di fatto una visione soggettiva e selettiva della realtà.

Dice la Konnikova a proposito:

La retina cattura normalmente dieci milioni di bit al secondo di informazioni visive, ma solo diecimila bit arrivano al primo strato della corteccia visiva, senza contare che solo il 10 per cento delle sinapsi dell’area sono dedicate alle informazioni visive in entrata. Oppure, in termini diversi, il nostro cervello è bombardato contemporaneamente da qualcosa come 11 milioni di frammenti di dati (cioè degli elementi del nostro ambiente che vengono percepiti da tutti i nostri sensi). Di questi, siamo in grado di elaborarne consciamente solo una quarantina. In sostanza questo significa che «vediamo» pochissimo di quanto ci circonda, e ciò che riteniamo essere una visione oggettiva andrebbe più correttamente definita filtro selettivo; inoltre il nostro atteggiamento mentale, l’umore, i pensieri in un determinato momento, la motivazione e gli obiettivi possono rendere questo filtro anche più schizzinoso del solito.

Non solo già percepiamo tutto in modo soggettivo, ma addirittura a influenzarci sono anche cose come l’umore, i pensieri, le emozioni, ecc.

Addirittura possiamo interpretare uno stesso stimolo sensoriale in modi diversi in base al nostro atteggiamento mentale del momento, il quale di fatto influenza come sperimentiamo la realtà.

Mettiamo che sei un uomo a cui piacciono le tette grosse. Se sei in un atteggiamento mentale positivo, la scollatura della tua collega con un bel seno a lavoro ti eccita. Ma la visione delle stesse tette, con la medesima scollatura, in una giornata in cui sei davvero giù di morale o sei troppo distratto può lasciarti indifferente. Di fatto lo stimolo sensoriale rimane quasi identico, ma tu sperimenti la realtà diversamente perché hai un atteggiamento mentale differente.

Avere il giusto atteggiamento mentale è importante perché può tornarci utile. Mettiamo che sei a dieta e ti piazzano davanti una pizza. Invece di concentrarti sugli aspetti che la rendono più succulenta, ti concentri su quelli negativi per evitare di mangiarla: il suo aspetto orribile, il formaggio che appare simile al pus di una ferita infetta, ecc.

Cambiare atteggiamento mentale non è una cosa per niente facile da fare, per questo esistono gli psicologi e le varie terapie cognitivo-comportamentali. Ma è un fattore che non puoi ignorare se vuoi diventare bravo nel Pensiero Attivo e imitare Holmes.

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Devi aver avuto proprio una giornata di merda se da maschio etero un simile stimolo sensoriale non ha effetto su di te...

Il nocciolo della questione è che non si tratta di fare attenzione a tutto quando osservi qualcosa ma solo a poche cose. Parliamo di selezionare gli elementi puntando alla qualità e non alla quantità.

Quando osserviamo qualcosa bisogna porsi la domanda “Qual è il mio obiettivo?” e notare di conseguenza solo ciò che ci permetterà di raggiungerlo.

È una cosa che il nostro cervello fa già in automatico. Pensa a quando sei a una festa e ti concentri solo su una conversazione, lasciando le altre di sottofondo. Il Sistema Watson lo fa per te, senza che tu te ne renda conto. Ma visto che Watson ci fa perdere spesso cose importanti per noi, bisogna addestrarlo a usare i metodi del Sistema Holmes: così siamo noi a scegliere consapevolmente e attivamente a cosa fare attenzione. All’inizio sarà dura, ma col tempo Watson imparerà a comportarsi come Holmes e sarà tutto più automatico.

L’importante è mantenersi flessibili quando pensiamo. Non bisogna porsi obiettivi e poi guardare tutto coi paraocchi: se le circostanze in cui ti trovi cambiano, allora devi cambiare i tuoi obiettivi e tutto il resto.

Una mente selettiva sa a cosa fare attenzione, sa che deve puntare alla qualità degli elementi da notare e che deve cambiare in base alle nuove informazioni che ottiene.

Essere obiettivi

Sono sicuro che ti sia capitato di farti raccontare uno stesso evento da due persone diverse che però ti hanno dato versioni differenti. E avrai capito che ognuno ti ha dato la sua versione soggettiva dell’evento, non quella oggettiva.

Per avere quella oggettiva avresti dovuto piazzare delle telecamere e dei microfoni sul luogo dell’evento e avere accesso a tutti i pensieri della gente coinvolta. È una cosa impossibile (almeno per noi uomini di oggi).

Come spiega la REBT, noi umani non percepiamo un evento o una situazione per com’è oggettivamente ma in base ai nostri pensieri irrazionali e bias. Lasciamo che sia il Sistema Watson ad avere il timone e a fare danni invece di usare il Sistema Holmes.

Quando osserviamo manchiamo quindi di obiettività, e ciò ci induce a commettere errori.

Ricordi l’esempio che ti ho fatto nel primo articolo della ragazza alla festa? Aveva giudicato il ragazzo con gli occhiali seduto in disparte come un nerd asociale sfigato, sbagliandosi clamorosamente. La ragazza ha commesso un errore perché ha osservato senza fare attenzione e senza essere obiettiva.

In aggiunta, dobbiamo tenere conto che quando osserviamo qualcosa entriamo di fatto in una situazione. Entrandoci la modifichiamo con la nostra sola presenza. La scena di un crimine non è la stessa dopo che ci entrano gli investigatori. Una conversazione tra due tuoi amici non è più la stessa dopo che intervieni tu. Nel nostro giudizio obiettivo dobbiamo tenere conto anche di questa variabile.

Essere obiettivi significa non interpretare le cose come ci fa comodo ma basarci solo sui fatti oggettivi. Significa lasciare da parte il Sistema Watson e fare entrare in azione il Sistema Holmes.

Ritorniamo all’esempio della ragazza alla festa. Lei non ha osservato il ragazzo attentamente e obiettivamente, ha lasciato che fosse Watson a formulare una prima impressione sbagliata. Se avesse usato il Sistema Holmes avrebbe notato che il ragazzo era seduto in disparte perché non c’era un altro posto libero, oppure perché ha dei problemi a una gamba, o magari avrebbe notato una traccia un po’ sbiadita di rossetto intorno alle sue labbra che avrebbe segnalato la presenza di una possibile fidanzata, ecc.

Questo è un esempio banale di mancanza di obiettività quando osserviamo, ma pensa a quanti medici, ingegneri, poliziotti, ecc., interpretano tutto in modo soggettivo… pensa ai danni che fanno ogni giorno e quanto questo influenzi la realtà.

Un esercizio utile per mantenersi obiettivi è quello di ripetere (o scrivere) una situazione (o un evento, o un ragionamento, ecc.) a voce alta perché così attiviamo gli altri sensi e liberiamo la memoria di lavoro. Utilizzando questo metodo sarà più facile vedere se ci sbagliamo. È il trucco usato dagli scrittori: leggono i propri testi a voce alta, o usano un lettore vocale, per individuare gli errori grammaticali, di senso e i refusi che di norma non notano per via del meccanismo del cervello di sopperire agli errori di scrittura (per esempio, il cervello completa le parole per noi se scritte male: “qando”) e del legame emotivo col testo.

Holmes descrive spesso i casi a voce a Watson e ciò gli permette di individuare dove sta sbagliando e su cosa deve prestare più attenzione.

L’obiettività è la figlia dell’oggettività, ed è uno degli elementi fondamentali del Pensiero Attivo e razionale. Se manca questa, tutto quello che hai appreso finora (e apprenderai in futuro) sul Pensiero Attivo sarà inutile.

Col tempo puoi addestrare il Sistema Watson a essere più obiettivo come il Sistema Holmes, ma considera che non lo sarà mai al cento per cento.

Nemmeno Sherlock Holmes è obiettivo al cento per cento sempre e comunque. Holmes si è fatto fregare da Irene Adler e, come sottolinea più volte la Konnikova, uno dei suoi talloni d’Achille è non pensare ai travestimenti: Holmes non pensa che il cavallo scomparso nel caso Silver Blaze possa essere camufatto per non sembrare più il cavallo originale. Nella mente del detective più famoso al mondo che qualcuno possa camuffarsi è inconcepibile. Nemmeno lui riesce a liberarsi da tutti i bias del Sistema Watson.

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Per Holmes è inconcepibile che qualcuno possa camuffarsi. Basterebbe mascherarsi da cavallo, come va di moda oggi, per fregare il più grande detective al mondo!

Ora che sai che osservare vuol dire prestare un’attenzione consapevole, e che quando osservi attentamente devi essere motivato, inclusivo, selettivo e obiettivo, l’unico tassello che ti manca per diventare un ottimo osservatore consapevole è questo: essere flessibile.

Ho già accennato sopra alla flessibilità di pensiero e negli articoli precedenti. Qualsiasi cosa osservi attentamente, ricordati che modifica il contenuto della tua soffitta e tutto quello che dedurrai in futuro. Ogni volta che nuove informazioni utili entreranno nella sfera della tua attenzione, dovrai tornare indietro e organizzare di nuovo le scatole nella soffitta, cioè aggiornare quanto appreso. Se non fai questo, rimarrai sempre fermo nelle tue convinzioni iniziali, che possono rivelarsi totalmente sbagliate e indurti a commettere gravi errori.


Ok, facciamo un recap di quanto ho detto nell’articolo:

  • Quando affrontiamo un problema o dobbiamo decidere qualcosa, bisogna osservare tutti gli elementi attentamente e consapevolmente perché influenzeranno i contenuti della nostra soffitta e i nostri giudizi.
  • L’attenzione è importantissima per l’osservazione. È una risorsa molto simile a un muscolo: si affatica con l’utilizzo, quindi va reintegrata fisicamente con l’apporto di glucosio e lasciata riposare per un po’.
  • La nostra mente è fatta per divagare, un’attività che piace molto al Sistema Watson. Quando divaga sfrutta la modalità Diffusa, creando chunk che possono tornarci utili o no.
  • Il Sistema Holmes ci aiuta a prestare attenzione in modo consapevole.
  • L’attenzione ci permette di mettere a fuoco solo un elemento alla volta. Per esempio, possiamo mettere a fuoco o il tramonto oltre il vetro d'una finestra o il riflesso della stanza sul vetro ma non entrambi contemporaneamente.
  • L’attenzione è influenzata dall’umore e dalla motivazione.
  • Scegliamo volutamente di disimpegnarci e quindi di prestare poca attenzione, commettendo errori di ragionamento e formulando pensieri irrazionali.
  • Bisogna essere inclusivi quando osserviamo, cioè coinvolgere tutti e 5 i sensi.
  • Ignorare volutamente quello che un senso ci trasmette è pericoloso perché ci induce a commettere errori.
  • Ignorare volutamente informazioni nuove o da cercare è un fenomeno frequente e pericoloso, chiamato “negligenza omissiva”.
  • Rimanere della stessa opinione e non cambiare idea anche quando è nel nostro interesse farlo è un fenomeno frequente chiamato “effetto default”.
  • Quando osserviamo dobbiamo essere inclusivi, cioè fare attenzione solo a ciò che riteniamo importante per raggiungere i nostri obiettivi. Bisogna selezionare gli elementi puntando alla qualità e non alla quantità.
  • Il Sistema Watson filtra la realtà oggettiva per noi, facendoci vivere di fatto in una realtà soggettiva, proprio come dice la REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale).
  • Possiamo interpretare uno stesso stimolo sensoriale in modi diversi in base al nostro atteggiamento mentale del momento, il quale di fatto influenza come sperimentiamo la realtà.
  • Avere il giusto atteggiamento mentale è importante perché può tornarci utile in determinati contesti e per raggiungere i nostri obiettivi.
  • Cambiare atteggiamento mentale non è semplice: richiede tanto tempo, tanta pratica e una forte motivazione.
  • Non bisogna porsi obiettivi e poi guardare tutto coi paraocchi: se le circostanze in cui ci troviamo cambiano, allora dobbiamo cambiare i nostri obiettivi e tutto il resto.
  • Quando osserviamo bisogna mantenersi obiettivi. Essere obiettivi significa non interpretare le cose come ci fa comodo e basarci solo sui fatti oggettivi. Significa lasciare da parte il Sistema Watson e fare entrare il Sistema Holmes in azione.
  • Una situazione è dinamica e cambia appena noi ne facciamo parte, quindi dobbiamo tenere conto di questo cambiamento quando la valuteremo.
  • Un esercizio utile per mantenersi obiettivi è quello di ripetere (o scrivere) una situazione (o un evento, o un ragionamento, ecc.) a voce alta perché così attiviamo gli altri sensi e liberiamo la memoria di lavoro.
  • Col tempo puoi addestrare il Sistema Watson a essere obiettivo come il Sistema Holmes, ma considera che non lo sarà mai al cento per cento. Anche Sherlock Holmes è vittima una volta ogni tanto dei propri bias e pensieri irrazionali.
  • Quando osserviamo bisogna mantenersi flessibili. Qualsiasi cosa osservi attentamente, ricordati che modifica il contenuto della tua soffitta e tutto quello che dedurrai in futuro. Quindi dovrai adattarti di conseguenza a informazioni e fatti nuovi.

Se non l'hai ancora fatto, ti consiglio di leggere il libro della Konnikova. È molto bello e interessante, e a differenza dei miei articoli è pensato per un pubblico di massa e tralascia quindi volutamente cose più di nicchia e specifiche di cui invece io parlo. Ti sarà d’aiuto per capire meglio gli articoli di questa serie, e poi le stesse cose dette in modi diversi, da fonti diverse, aiutano a confermare quanto appreso e lo rendono più vero dentro di noi.

Ci becchiamo al prossimo articolo!

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