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Pensare come Sherlock Holmes – La soffitta della mente

Nell’articolo precedente ho spiegato la differenza tra i processi di pensiero passivi e automatici, che fanno parte del Sistema Watson, e quelli attivi che richiedono la nostra attenzione per entrare in azione, che fanno parte del Sistema Holmes.

Ho anche introdotto i 4 elementi fondamentali del metodo scientifico che vanno applicati al pensiero per renderlo davvero attivo e razionale:

  1. Comprendere un problema.
  2. Osservare.
  3. Immaginare.
  4. Dedurre.

Questo articolo è dedicato al primo pilastro: comprendere un problema.


Ho trasformato l'articolo anche in un video dove però mi concentro solo sugli aspetti più importanti dell'argomento, lasciando i dettagli all'articolo qui di seguito. Io ti consiglio sia di vedere il video sia di leggere l'articolo per capire meglio il tutto. E mentre ci sei ISCRIVITI AL CANALE per non perderti i contenuti video esclusivi per Youtube che non pubblico qui sul blog!


Comprendere un problema

Quando ci troviamo di fronte a un problema e gli prestiamo attenzione per risolverlo, il Sistema Holmes attiva la modalità di pensiero Focalizzata per cercare nella nostra mente informazioni, schemi, ecc., che abbiamo costruito col tempo su problemi simili che possono aiutarci a risolvere quello di cui ci stiamo occupando ora.

Quando la modalità di pensiero Focalizzata non trova soluzioni già pronte nella nostra mente, cerca di crearne di nuove attingendo sempre alla nostra conoscenza pregressa. Se il problema è particolarmente difficile e richiede un approccio totalmente nuovo, allora bisogna lasciarlo perdere per un po’ e fare in modo che sia la modalità di pensiero Diffusa a occuparsene in background mentre noi ci dedichiamo ad altro. Anche la Diffusa sfrutta la nostra conoscenza pregressa, ma al contrario della Focalizzata non siamo noi a collegare coscientemente quanto già sappiamo o abbiamo appena appreso: è un processo automatico, dominato dal Sistema Watson, ma molto utile.

Come vedi, sia il Sistema Holmes sia il Sistema Watson attingono alla nostra conoscenza pregressa per analizzare la realtà che ci circonda.

Ma in cosa consiste di preciso questa “conoscenza pregressa” e dove si trova nella nostra mente?

La conoscenza pregressa non è altro che l’insieme dei ricordi che abbiamo creato durante la nostra vita. Racchiude gli studi che abbiamo fatto, le esperienze, ecc.

È la nostra memoria.

Di solito molta gente ritiene di avere una “pessima memoria” dalla nascita e che questa non possa essere migliorata. Si sbaglia di brutto.

Nel 1981 K. Anders Ericsson, professore di psicologia alla Florida State University, e il suo collega Bill Chase condussero un esperimento che dimostrò che la memoria è una capacità come le altre e quindi può essere allenata e migliorata.

Coinvolsero nell’esperimento un laureando della Carnegie Mellon, chiamato nella letteratura di settore con le iniziali SF. Dietro compenso da parte di Ericsson e Chase, SF si fece sottoporre per svariate ore alla settimana a un test di memoria elaborato dai due psicologi.

A SF fu richiesto di memorizzare dei numeri che gli venivano letti al ritmo di uno al secondo. Le prime volte riusciva a tenere a mente solo sette cifre alla volta, dopo due anni riusciva a ricordare più di 70 numeri alla volta.

La sua memoria era migliorata e ciò dimostrò che la memoria non è un talento che si ha o non si ha ma un’abilità come tutte le altre.

La soffitta della mente

La nostra conoscenza, quindi la nostra memoria, puoi immaginarla come conservata in un ambiente della nostra mente che la Konnikova in Mastermind - Pensare come Sherlock Holmes chiama “Soffitta della mente”, un termine usato dallo stesso Holmes nei libri di Doyle per indicare il funzionamento del cervello umano.

La soffitta della mente puoi immaginarla come una vera e propria soffitta nella tua mente.

Come ogni soffitta si compone di due cose: la struttura su cui si regge (pilastri, pavimento, porta, finestra, muri, ecc.) e il contenuto (scatoli, archivi, cartelle, ecc.).

La struttura ci dice come possiamo organizzare il contenuto dentro la soffitta: non è altro che l’insieme dei processi mentali formato dai Sistemi Watson e Holmes, che ci aiutano a depositare, ognuno a suo modo, le scatole nella soffitta. La struttura di base è uguale per ogni essere umano, poiché tutti abbiamo gli stessi processi mentali. Però, la struttura può essere modificata col tempo creando nuove connessioni neurali, quindi nuovi processi e abitudini di pensiero… altrimenti che saremmo a fare qui? ^_^

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La tua soffitta della mente al momento è così: una catapecchia che ha bisogno di essere ristrutturata dal Pensiero Attivo.

A differenza di come si pensava in passato il cervello non è “plastico” e più impariamo cose nuove più creiamo nuove connessioni neurali, e quindi modifichiamo la struttura della soffitta.

Ma quello che rende davvero ogni soffitta diversa dalle altre sono le scatole che ci mettiamo dentro: è il contenuto.

Il contenuto non è altro che i ricordi, che sono la nostra conoscenza. Quando dobbiamo interagire con il mondo per qualsiasi motivo, tiriamo fuori una scatola e usiamo il ricordo (o i ricordi) che abbiamo depositato al suo interno. Dobbiamo fare una somma? Il nostro Sistema Holmes tira fuori la scatola con la scritta “addizione” e ci fa usare il contenuto per aiutarci a fare la somma.

Visto che i ricordi sono la nostra conoscenza, la memoria gioca un ruolo fondamentale nel Pensiero Attivo.

Per citare la Konnikova:

È importante tenere a mente una cosa: noi conosciamo soltanto ciò che siamo in grado di ricordare in qualunque momento. In altre parole nessuna conoscenza potrà salvarci, per quanto ricca sia, se non siamo in grado di richiamarla alla mente nel momento in cui ci serve.

Alla memoria ho già dedicato qualche articolo sul blog. Ora ci torna utile questo, in cui ho analizzato come è cambiato il rapporto tra l’uomo e la sua memoria nel tempo.

Nell’antichità la memoria era una vera e propria arte che si imparava per necessità: non c’erano molti libri, quei pochi che esistevano erano difficili da consultare e non potevi portarli con te. La memoria era tutta interna ed era un pilastro fondamentale dell’istruzione. Dall’invenzione della stampa a oggi, invece, abbiamo delegato la nostra memoria a supporti esterni come libri, cd, penne usb, hard disk, ecc. La memoria è diventata esterna.

Anche se i due sistemi di memoria possono coesistere tranquillamente (e ognuno ha i suoi vantaggi e svantaggi), il problema è che lo sviluppo della memoria esterna ha reso gli umani pigri, meno attenti a quello che studiano, imparano e che li circonda. Quante volte piuttosto che memorizzare qualcosa hai pensato “Vabbé, poi rileggo il libro o la pagina Wikipedia”, oppure hai fatto poca attenzione a quello che accadeva intorno a te a una festa perché eri intento a fare foto dell’evento?

Questa disattenzione è nemica del Pensiero Attivo.

Holmes è sempre attento a quello che gli accade e lo circonda perché sa che, se abbassasse la guardia, prenderebbe sopravvento il Sistema Watson. Se viene meno la nostra attenzione a ricordare, viene meno anche la nostra motivazione, e viceversa… quindi non usiamo più il Sistema Holmes. La pigrizia dovuta alla memoria esterna ci ha abituati a essere più schiavi del Sistema Watson.

Il Sistema Watson è un filtro poco efficiente tra il mondo esterno e la nostra soffitta della mente: ci aiuta a evitare di impazzire filtrando per noi la maggior parte delle informazioni sensoriali da cui veniamo bombardati 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, ma siccome funziona in automatico spesso conserva ricordi inutili senza che noi possiamo farci nulla, cioè ingombra la nostra soffitta con scatole che non ci servono.

Al contrario il Sistema Holmes è un filtro molto efficiente tra la nostra soffitta e il mondo esterno perché ci aiuta a creare ricordi che ci saranno utili, e quindi a mantenere pulita la soffitta.

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Ecco un'immagine dei tuoi ricordi conservati nella tua soffitta della mente. Ti piace immaginarli come quei vecchi scatoloni tenuti in soffitta che si vedono nei film horror americani più trash? ^_^

Il Sistema Holmes sfrutta il tipo di memoria nota come Memoria di lavoro (o Operativa) che ha che fare con quello che coscientemente processi all’istante nella tua mente. Puoi immaginarla come una canna da pesca che trattiene per poco tempo i pesci-informazione che cattura. Pesci che però vogliono liberarsi a tutti i costi. Secondo le ricerche più recenti nella maggior parte degli umani ha 4 slot liberi per i pensieri (ci sono alcuni che arrivano ad avere anche 9 slot, ma sono molto rari) ed è situata nella nostra corteccia prefrontale, ma ha anche connessioni col resto del cervello che le permettono di accedere alla memoria a lungo termine.

La memoria a lungo termine non è altro che l’insieme dei contenuti della tua soffitta, cioè tutte le scatole che ci hai messo dentro.

Dei due tipi di memoria parlo anche nel mio manuale Come imparare a studiare meglio. Se non lo hai ancora letto, scaricalo GRATIS qui.

La memoria viene suddivisa anche in altri modi (semantica, episodica, ecc.) e il suo esatto funzionamento è ancora in buona parte sconosciuto. A noi comunque interessa solo la memoria operativa e a lungo termine per aiutarci a diventare esperti nel Pensiero Attivo.

Ogni volta che richiamiamo un ricordo dalla memoria a lungo termine, cioè apriamo una scatola, questo viene modificato leggermente. Ciò vuol dire che i ricordi non rimangono mai uguali. Questo processo è chiamato “riconsolidamento”: un ricordo viene richiamato dalla memoria a lungo termine e passa a quella di lavoro che lo processa modificandolo leggermente per via del nuovo contesto in cui viene richiamato, e lo rispedisce di nuovo alla memoria a lungo termine (la soffitta) leggermente cambiato e rinforzato. Per esempio, puoi ricordare un evento storico che avevi studiato e aggiungerci informazioni nuove che hai appreso e spedirlo di nuovo nella scatola in cui era prima.

Ma il problema della memoria è che purtroppo non è un archivio in cui tutto è perfettamente organizzato in modo cronologico. Le scatole nella soffitta sono sistemate casualmente.

La nostra memoria è associativa: richiamando un ricordo, spesso ne richiamiamo uno vicino che può essere o no collegato al precedente. È come se aprendo una scatola della soffitta ne rovesciassi un’altra vicino riversandone il contenuto a terra: magari quello che riversiamo ci sarà utile, o magari no.

Per esempio, richiami il ricordo del tuo primo bacio e contemporaneamente ne ripeschi un altro legato magari all’ultimo bacio che ti ha dato la tua nuova fidanzata; oppure ne richiami uno totalmente scollegato dal bacio: per esempio, che cosa ti disse tuo cugino il 24 dicembre del 2014 mentre giocavate a tombola.

Comunque, esistono delle tecniche mnemoniche che riescono ad aiutarci ad accedere in modo più ordinato ai nostri ricordi, come quella del palazzo della memoria di cui ho parlato qui.

In breve, possiamo dire che il palazzo della memoria sfrutta la memoria visiva, la più potente cui l’essere umano ha accesso. Noi siamo in grado di ricordare molto bene un luogo in cui siamo stati una volta sola piuttosto che un testo letto una volta sola. Questo perché ai nostri antenati serviva una memoria così per sopravvivere in mezzo alla natura: era più utile sapere come tornare in un rifugio sicuro che ricordare complesse teorie di matematica o fisica. Con la tecnica del palazzo della memoria piazziamo nella versione mentale di un luogo a noi familiare delle immagini bizzarre e memorabili dei concetti che vogliamo ricordare e ci accediamo camminando in questo luogo, sfruttando quindi la navigazione spaziale (in questo caso “camminiamo” con l’occhio della mente). Inoltre, più coinvolgiamo gli altri sensi nel creare il ricordo e meglio riusciamo a imprimerlo nella nostra mente.

Per esempio, immagina di dover ricordare di comprare un paio di lattine di birra prima di tornare a casa. Immagina le lattine di birra alte due metri che si prendono a cazzotti davanti alla porta di casa tua mentre scorreggiano emettendo odore di uova marce. Aggiungi pure che si insultano a vicenda. Difficile da dimenticare un'immagine simile, no? ^_^

La tecnica del palazzo della memoria è usata proprio da Sherlock Holmes nella serie tv Sherlock.

I Sistemi Holmes e Watson fanno costantemente a gara per far entrare scatole nuove nella soffitta, e per quanto noi possiamo allenare Holmes in modo che sia lui ad avere sempre la meglio non possiamo evitare che a volte sia Watson a vincere e che si accumulino un po’ di cianfrusaglie.

Il miglior modo per attivare il Sistema Holmes e immagazzinare le informazioni che ci sono davvero utili per prendere una decisione, risolvere un problema, ecc., è quello di mantenersi motivati verso ciò che si sta apprendendo/affrontando.

Se siamo motivati a ricordare qualcosa, faremo più attenzione a quello che dobbiamo memorizzare e conserveremo meglio il ricordo nella soffitta.

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La motivazione è fondamentale per il Pensiero Attivo. Negli ultimi decenni per colpa dei motivatori truffatori che hanno fatto soldi sfruttando l'ingenuità delle persone, la motivazione oggi gode di una pessima fama immeritata visto che invece è importantissima per i processi di apprendimento e per la risoluzione dei problemi.

Scommetto che ti risulta difficile ricordare delle formule matematiche, mentre difficilmente dimentichi di comprare i preservativi per fare sesso. Non dimentichi i preservativi perché hai una delle motivazioni più forti per l’essere umano a ricordartelo: il sesso.

Così come bisogna tenere pulita la soffitta usando il Sistema Holmes a discapito del Sistema Watson, bisogna anche risparmiare più spazio possibile al suo interno. È qui che ci viene in aiuto la tecnica del chunking di cui già ti avevo parlato nell’articolo precedente, sul blog e nel mio manualetto per l’apprendimento.

Visto che i chunk ci permettono di condensare quello che apprendiamo in piccoli pacchetti di informazioni (cioè ricordi), che possono poi essere collegati tra loro e a nuovi pacchetti formando chunk più grandi, avere una libreria di chunk su un argomento ci permette di risparmiare tanto spazio. Un chunk, indipendentemente da quanto grande sia, occupa solo uno slot nella memoria di lavoro, lasciando gli altri liberi.

Holmes ha la mente piena di chunk sul crimine, la chimica, ecc., che formano la sua personale libreria e gli permettono di risolvere i suoi casi quasi sempre.

Noi possiamo creare librerie di chunk su ciò che studiamo e apprendiamo. Per esempio, io mi sono occupato per anni di narrativa e mi basta accedere al chunk “narrativa” per riportare alla memoria di lavoro il chunk connesso al come si crea un buon arco di trasformazione del personaggio, come si scrive un romanzo usando uno stile trasparente, come si struttura per bene un capitolo o una scena, ecc., il tutto richiamando un solo chunk nella memoria di lavoro.

Per capirci, pensa a quando ti vesti. Non pensi consciamente ai singoli movimenti da fare, ti vesti e basta. La tua memoria di lavoro richiama il grande chunk motorio “vestirsi” e tutti i piccoli chunk motori che lo compongono si attivano di conseguenza, permettendoti di vestirti mentre magari parli o fai altro.

I chunk sono conoscenza, quindi sono semplicemente ricordi, e per formarli basta seguire gli stessi principi che ti ho spiegato finora su come funziona la formazione dei ricordi: interesse, motivazione, e uso costante e sapiente del Sistema Holmes. In realtà, anche il Sistema Watson ti aiuta a formare i chunk tramite la modalità Diffusa, ma essendo un processo passivo e non cosciente (anche se molto importante) è inutile parlarne qui.

Ci tengo a sottolineare che è comunque impossibile ricordare tutto.

Nella storia della psicologia cognitiva quei pochi casi documentati di persone affette da sinestesia e altre patologie legate a una memoria in grado di “ricordare tutto” (o meglio "quasi tutto") descrivono le enormi difficoltà di questi soggetti a rapportarsi con gli altri e il mondo. La mente umana non è fatta per ricordare tutto, ma solo quello che ritiene utile: per questo devi tenere pulita e ordinata la tua soffitta.

Ora che sai come funziona la tua soffitta della mente, vediamo come si attiva.

Come si attiva la soffitta della mente?

Il nostro modo di pensare abituale è dominato dalla struttura della soffitta, in particolare dai processi automatici gestiti dal Sistema Watson.

Appena ti accade qualcosa nella realtà o pensi qualcosa di preciso, il Sistema Watson attiva la tua soffitta mettendo in moto questi processi. E se c’è una cosa che il Sistema Watson adora è quella di convogliare questi processi automatici verso la stessa direzione: giudicare la realtà oggettiva in base ai tuoi pregiudizi, che non sono altro che un miscuglio di bias e pensieri irrazionali.

Nell’articolo precedente ho fatto l’esempio della ragazza alla festa che giudica il ragazzo con gli occhiali seduto in disparte come un nerd asociale basandosi sui suoi pregiudizi per poi sbagliarsi clamorosamente.

I pregiudizi sulle persone, e più in generale i giudizi soggettivi o morali su noi stessi e gli altri, sono nemici del Pensiero Attivo.

A dircelo sono Holmes ne Il segno dei quattro e Albert Ellis, il creatore della REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale).

Ne Il segno dei quattro Holmes e Watson ricevono la visita di una bella donna, Mary Morstan.

Vediamo l’analisi che fa la Konnikova di questo episodio:

Quando la signorina Mary Morstan entra al 221B di Baker Street, Watson vede «una giovane donna bionda, piccola, fine, vestita con ottimo gusto. Tuttavia la semplicità del suo abbigliamento denotava una certa ristrettezza di mezzi». Immediatamente l’immagine richiama alla sua mente il ricordo di altre giovani bionde fini che Watson ha conosciuto; ma attenzione, non certo di donne frivole: donne sobrie e semplici e accomodanti, che non ostentano la loro bellezza ma la minimizzano con un vestito di un triste beige, «senza ornamenti». E così l’espressione di Mary diventa «dolce e gradevole e i suoi grandi occhi azzurri [sono] straordinariamente teneri e sensibili». Watson conclude il suo peana introduttivo con le parole: «Con un’esperienza di donne che abbraccia molte nazioni nonché tre diversi continenti, non ho mai posato gli occhi su un viso che riflettesse più chiaramente una natura così delicata e sincera».

Immediatamente, il buon dottore è passato dal colore dei capelli e della carnagione e dal modo di vestire a un giudizio caratteriale di gran lunga più approfondito. L’aspetto di Mary suggerisce semplicità; può darsi. Ma dolcezza? Gradevolezza? Spiritualità? Comprensione? Finezza e sensibilità? Watson non ha alcuna base sulla quale formulare uno solo di questi giudizi. Mary non ha ancora pronunciato una sola parola in sua presenza. Non ha fatto altro che entrare nella stanza. Ma già una moltitudine di pregiudizi sono all’opera, in lotta tra loro per creare un’immagine completa di questa sconosciuta.

In un attimo Watson ha fatto ricorso alla sua presunta vasta esperienza, nell’immensa riserva della sua soffitta etichettata «Donne che ho conosciuto», per etichettare la sua nuova conoscenza.

Watson nota subito il bell’aspetto di Mary e basandosi solo su questo la giudica come una donna buona e gentile. Mary non ha nemmeno aperto bocca e già lui ha dato un giudizio su di lei. Watson è vittima dell’effetto alone, un bias cognitivo che consiste nel giudicare una persona nella sua interezza basandosi solo su un suo tratto che riteniamo gradevole. Nel caso di Watson, la bellezza di Mary lo ha portato a formulare il giudizio che è una donna sicuramente dolce, per bene, ecc.

Esiste anche l’effetto alone inverso, che ci fa giudicare qualcosa negativamente solo perché ha un tratto che riteniamo sgradevole. È una persona fisicamente brutta? Allora è meschina. È un ragazzo con gli occhiali? È uno sfigato.

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Scarlett Johansson è una bella donna, quindi è SICURAMENTE una gran brava persona, perfetta, gentile, amorevole, dolce, colta, generosa, altruista... ho già detto gentile?

Il brutto di formulare giudizi soggettivi è che ci portano a farci una prima impressione di una persona errata.

E siccome è la prima impressione quella che conta, difficilmente ci sbarazzeremo di essa.

Watson ormai ha giudicato Mary come “bella e buona” e qualsiasi altro giudizio successivo formulerà su di lei sarà influenzato da questo iniziale e, peggio ancora, sarà difficilissimo fargli cambiare idea.

Per questo Holmes rimprovera Watson. Citando sempre la Konnikova:

La prima cosa che nota Watson è l’aspetto della signorina. Si tratta, fa notare, di una donna piuttosto attraente. La cosa è irrilevante, controbatte Holmes. «È di primaria importanza non lasciare influenzare il proprio giudizio da qualità personali. Una cliente per me è semplicemente un’unità, un fattore in un problema. Qualità di tipo emotivo sono in antagonismo con il puro ragionamento. Le assicuro che la donna più affascinante che abbia mai conosciuto fu impiccata per avere avvelenato tre bambini in tenera età per entrare in possesso dei soldi dell’assicurazione, mentre l’uomo più repellente che conosco è un filantropo che ha speso quasi un quarto di milione per i poveri di Londra».

Ma Watson insiste. «In questo caso, comunque…» lo interrompe.

Holmes scuote la testa. «Non faccio mai eccezioni. Un’eccezione falsa la regola».

Holmes riesce a fare quello che Albert Ellis sostiene nel suo saggio “The Myth of Self-esteem”, cioè evitare di dare giudizi sulla persona in sé e di valutare solo le sue azioni nella misura in cui le fanno ottenere ciò che vuole e in base a ciò che causano nella società in cui vive.

Soprattutto Ellis ammonisce sul dare giudizi etici/morali (per esempio “buona” o “cattiva” persona) a noi stessi e agli altri perché non è possibile valutare globalmente una persona solo per una sua azione (o un suo tratto, ecc.). Siamo esseri in continuo divenire, e quindi cambiamo giorno dopo giorno. Se accettiamo per vero che oggi Mary è una donna buona perché giovane e piacente, allora ne consegue che quando sarà vecchia e brutta sarà una cattiva persona. Non è per niente logica come cosa.

Inoltre i giudizi morali ed etici, e i propri pregiudizi, cambiano anche da cultura a cultura: magari esistono culture in cui indossare gli occhiali significa essere un gran figo, oppure è ok decapitare qualcuno perché ti ha tagliato la strada con l’auto.

Al discorso di non valutare mai il proprio “sé” (o quello altrui) ma solo i nostri pensieri, le nostre azioni ed emozioni dedicherò un articolo a parte. Ellis dice parecchie cose interessanti a proposito su cui sono d’accordo. Ma sono discorsi da affrontare in un altro articolo.

L’importante è capire che Holmes ed Ellis dicono la stessa cosa: mai formulare giudizi soggettivi o morali perché sono irrilevanti e rischiano di distogliere l’attenzione dai dettagli oggettivi, che sono quelli che contano davvero. I giudizi soggettivi o morali rischiano di compromettere seriamente il Pensiero Attivo e scientifico.

I pregiudizi sono anche più inconsci di quanto pensiamo ed esiste un test per verificarli, il Test di Associazione Implicita (IAT, Implicit Association Test) che misura il grado di differenza tra i nostri pensieri consci e inconsci. Per esempio, può essere usato per rilevare i pregiudizi razziali controllando i tempi di reazione nell’associare elementi negativi o positivi a immagini che rappresentano un determinato gruppo razziale (per esempio quello “afroamericano”).

Se ti interessa, puoi sottoporti allo IAT della Harvard University qui.

Ma c’è una cosa fondamentale da sottolineare: anche se abbiamo pregiudizi inconsci, non vuol dire necessariamente che agiremo in base a essi.

L’uso dello IAT in campo medico ha dimostrato che i dottori sono inclini al pregiudizio come tutti gli altri esseri umani quando gli vengono mostrate foto di pazienti bianchi o neri, ma la maggior parte somministra comunque cure simili. Addirittura i medici che hanno forti pregiudizi spesso sono i più inclini a essere imparziali.

Questo significa che noi umani possiamo dominare il Sistema Watson usando il nostro Sistema Holmes, come dimostra anche Tali Sharot nel suo saggio “La scienza della persuasione - il nostro potere di cambiare gli altri” riportando il seguente studio:

“Il California Institute of Technology di Pasadena, in California, attrae alcune fra le menti più brillanti del mondo; ben trentaquattro premi Nobel hanno studiato qui, molti altri ex studenti hanno fondato aziende di primo piano. L’ambiente, però, è competitivo e può creare anche molto stress nei giovani studenti. In quale modo quella pressione influenza le loro prestazioni accademiche? E che cosa fa sì che uno studente crolli sotto lo stress e si faccia superare dagli altri?

Per rispondere alla domanda, un gruppo di scienziati ha invitato degli studenti del Caltech nel proprio laboratorio, a gruppi di cinque. Albert, Robert, Marie, Laurie e William sono arrivati in laboratorio e sono stati sottoposti a un test del QI. Tutti sono andati molto bene: il punteggio medio era 126 (per avere un confronto, il QI medio della popolazione in generale è 100).

Qualche settimana dopo, gli studenti sono tornati per ripetere il test, ma questa volta con una piccola variante: durante il test, a ciascuno di essi è stata indicata la sua “posizione in classifica”. Inizialmente, i punteggi di tutti sono diminuiti. La paura di un’umiliazione sociale e lo stress della competizione interferivano con la loro capacità di riflettere. Con il procedere del test, però, Albert e Laurie sono riusciti a sbarazzarsi dell’ansia e a concentrarsi sul compito che avevano davanti. In effetti, sono stati motivati a fare meglio degli altri, e il loro punteggio finale era molto più alto. Gli altri studenti invece non sono riusciti a riprendersi e hanno finito per ottenere punteggi inferiori a quelli precedenti.

Mentre svolgevano il test, il cervello degli studenti era sottoposto a scansione; per scoprire che cosa aveva fatto reagire Albert e Laurie in modo diverso dal resto del gruppo, gli scienziati hanno studiato le scansioni. Le immagini mostravano che era determinante l’attività in due strutture cerebrali: l’amigdala e i lobi frontali. Come abbiamo già visto nei capitoli precedenti, l’amigdala è quella struttura profonda che è importante nell’elaborazione delle emozioni, come la paura, e dei segnali sociali. I lobi frontali sono importanti per la pianificazione, le attività cognitive superiori, il controllo delle emozioni (e altre funzioni ancora). In tutti l’attività dell’amigdala, inizialmente, era stata intensa. L’attività nell’amigdala di Robert e Laurie, però, era diminuita rapidamente, mentre era aumentata quella nei loro lobi frontali. Presumibilmente, sono stati in grado di domare cognitivamente la paura e di concentrarsi sul compito da svolgere. L’attività dell’amigdala negli altri studenti invece è rimasta elevata. A quanto pare, Albert e Laurie, un po’ come Chang, sono stati in grado di vincere la paura sociale e di rifocalizzarsi. Gli altri sono rimasti vittime della paura, e questo ha influito negativamente sulla loro prestazione.

Robert e Laurie riuscirono a domare l’amigdala (che viene usata dal Sistema Watson) tramite un processo cognitivo avvenuto nei lobi frontali che ha cambiato il loro modo di comportarsi (un processo che dipende dal Sistema Holmes).

E questo è ciò che insegna l’approccio cognitivo-comportamentale della REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale), come spiego nel mio corso per sconfiggere la procrastinazione. Noi possiamo razionalmente cambiare le nostre emozioni e i nostri pensieri a livello cognitivo in modo positivo per smettere di procrastinare e finalmente agire (cambiare quindi a livello comportamentale).

Cioè con la razionalità possiamo dominare l’amigdala, quindi le emozioni che scatena, e metterle da parte proprio come Holmes dice di riuscire a fare nei confronti di Mary.

Per citare la Konnikova:

La posizione di Holmes è molto chiara. Non è che non possiate provare emozioni. Ed è improbabile che riusciate ad allontanare le impressioni che si formano quasi automaticamente nella vostra testa. (A proposito della signorina Morstan, sottolinea come sia «una delle donne più affascinanti che abbia mai conosciuto», un complimento eccezionale da parte di Holmes.) Ma non bisogna permettere a queste impressioni di ostacolare il ragionamento obiettivo. («Ma l’amore è un fatto emotivo e quindi in netto contrasto con la ragione vera e propria, che io pongo al di sopra di tutto» aggiunge subito Holmes alla sua ammissione circa il fascino di Mary.) Si può riconoscere la loro presenza per poi consapevolmente metterle da parte.

Holmes riesce a fare quello che hanno fatto gli studenti dello studio citato dalla Sharot: dominare le emozioni scaturite dai nostri giudizi soggettivi e pensieri irrazionali (Sistema Watson), mettendole da parte per far lavorare senza inutili interferenze il nostro giudizio oggettivo e il pensiero razionale (Sistema Holmes).

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Contrariamente a quanto si pensa, la razionalità non è l'assenza delle emozioni ma il loro dominio tramite la ragione.

Spesso giudichiamo automaticamente qualcosa anche in base al nostro umore. Questa è chiamata euristica affettiva. Watson è già di buon umore prima che arrivi Mary a Baker Street, quindi è già incline ad accettare positivamente qualsiasi visitatore, e questo falsa il suo giudizio oggettivo su tutto quello che avverrà dalla visita in poi perché ne abbassa attenzione e motivazione.

Ma non sono solo le persone a stimolare l’attivazione della nostra soffitta della mente: lo è anche l’ambiente.

In L’avventura dei faggi rossi, Holmes e Watson viaggiano in treno in una zona rurale. Watson è di buon umore, nota la bella giornata e la bellezza del paesaggio. Poi vede delle fattorie e le giudica subito belle mentre Holmes le giudica come pericolose perché isolate. Watson e Holmes vedono le stesse fattorie ma formulano due giudizi differenti non solo perché hanno menti diverse ma anche perché a far scattare i meccanismi della loro soffitta sono stimoli ambientali diversi.

Le fattorie sono oggettivamente solo fattorie isolate, come le descrive Holmes. Se Watson le osservasse con uno stato d’animo depresso, probabilmente le vedrebbe come lugubri… ma non avrebbe comunque alcuna utilità come giudizio perché è totalmente soggettivo.

Quindi gli stimoli influenzano l’attivazione della soffitta portandoci a pensare in un certo modo.

Inoltre, uno stesso stimolo non innesca gli stessi pensieri e schemi mentali in persone diverse: le fattorie innescano in Watson una serie di processi mentali che lo portano a formulare un giudizio positivo su di loro, e le stesse fattorie portano invece Holmes a formularne uno negativo.

Questo fenomeno è conosciuto come priming: riceviamo uno stimolo dall’ambiente (o da un testo, o da un suono, ecc.) e rispondiamo psicologicamente in un determinato modo ad altri stimoli che seguiranno basandoci sul primo.

Ma non esiste un ambiente oggettivo” ma solo la percezione che ne abbiamo noi, proprio come sostiene la REBT.

La REBT si basa sul principio che noi percepiamo la realtà oggettiva filtrandola attraverso una serie di pensieri irrazionali e pretese rigide (Sistema Watson), che portano ciascuno di noi a vivere di fatto in una realtà soggettiva/relativistica dove ogni cosa va inserita e vista nel proprio contesto. Per vedere la realtà oggettivamente dobbiamo sforzarci enormemente, usando i processi mentali del pensiero attivo e razionale (Sistema Holmes). Di questi concetti parlo approfonditamente nel mio articolo di introduzione alla REBT.

Watson guarda le fattorie e le vede belle perché è di buon umore e quando è di buon umore è predisposto dal suo Sistema Watson a vedere tutto il resto come bello e buono. Holmes invece guarda le fattorie e scorge il pericolo perché usa il Sistema Holmes, che gli fa vedere cosa sono oggettivamente: cioè luoghi isolati dove è facile commettere crimini.

Di solito una volta che si conoscono gli effetti del priming, gli stimoli cessano di essere tali. Se ci rendiamo conto che una bella giornata di sole ci farà valutare tutto in modo più positivo, smetterà di essere così. Se ci rendiamo conto che una persona che indossa gli occhiali ci stimola a etichettarla automaticamente come “nerd asociale”, non sarà più così.

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Una bella giornata di sole può letteralmente farci vedere tutto in modo più positivo. E ciò fa capire come noi umani di base pensiamo di merda visto che basta un po' di luce solare per cambiare il nostro modo di pensare e percepire la realtà...

La cosa più intelligente da fare quando riceviamo uno stimolo da una persona o dall’ambiente è non farci influenzare ed evitare di creare un giudizio. Dobbiamo attivare il Sistema Holmes, quindi rimanere sempre attenti e vigili in modo che nessuno stimolo e nessuna prima impressione si infiltri nella soffitta e influenzi negativamente i nostri giudizi futuri.

Dobbiamo coltivare, in poche parole, una sana dose di scetticismo verso le persone, gli eventi e il mondo, mantenendo costantemente attiva la nostra attenzione e motivazione, lasciando da parte emozioni, bias, pensieri irrazionali, ecc.

Questo è il cuore del Pensiero Attivo e razionale: niente viene accettato passivamente e frettolosamente, soprattutto le intuizioni sugli altri e sul mondo. Tutto prima va analizzato e verificato, e solo dopo accettato; e, se ne vale la pena, riposto con cura nella sua scatola all’interno della soffitta della mente.

La flessibilità di pensiero non è altro che la vera essenza del Pensiero Attivo. Proprio come insegna la REBT, più manteniamo i nostri pensieri e processi mentali flessibili e razionali, più avremmo una comprensione esatta di quello che ci accade/proviamo e meno saremmo soggetti a errori di giudizio verso noi stessi, gli altri e la vita, che ci porterebbero a sbagliarci e a vivere nell’infelicità.


Ok, visto che l’articolo è lungo facciamo un recap di quanto detto finora:

  • Per affrontare un problema e risolverlo è necessario avere una conoscenza pregressa.
  • La nostra conoscenza pregressa è la nostra memoria.
  • La memoria non è un talento, ma un’abilità che possiamo migliorare.
  • La nostra memoria è contenuta in un luogo chiamato “soffitta della mente”.
  • La soffitta della mente ha una struttura, che corrisponde ai processi di pensiero attivo e passivo dei Sistemi Holmes e Watson, e un contenuto, che corrisponde ai ricordi che creiamo durante la vita.
  • I Sistemi Holmes e Watson decidono che contenuti finiscono nella soffitta.
  • La memoria è associativa, quindi non è un archivio cartaceo immenso dove tutto è organizzato cronologicamente.
  • Esistono tecniche mnemoniche (palazzo della memoria, ecc.) che ci aiutano a organizzare meglio i ricordi nella soffitta per tirarli fuori più agevolmente quando ci servono.
  • La soffitta va tenuta pulita per non riempirla di ricordi inutili.
  • Bisogna risparmiare spazio nella soffitta usando tecniche come quella del chunking.
  • Non possiamo ricordare tutto altrimenti impazziremo.
  • La soffitta si attiva quando i Sistemi Watson e Holmes entrano in contatto col mondo esterno e chi ne fa parte.
  • Il Sistema Watson adora saltare alle conclusioni basandosi sui tuoi pregiudizi, bias, abitudini, pensieri irrazionali, ecc.
  • Non si deve mai saltare subito alle conclusioni.
  • Per padroneggiare bene il Pensiero Attivo e razionale come fa Holmes occorre non dare giudizi soggettivi, morali ed etici su persone, fatti o cose.
  • Possiamo dominare il Sistema Watson e i suoi processi automatici grazie al Sistema Holmes, mettendo da parte emozioni, pensieri irrazionali, bias, ecc. Cioè possiamo modificare la struttura della nostra soffitta creando nuove abitudini di pensiero attivo e nuovi schemi mentali.
  • L’ambiente esterno ci invia stimoli che azionano la struttura della soffitta (i Sistemi Watson e Holmes) facendoci reagire di conseguenza in un certo modo. Questo fenomeno è conosciuto come priming, e una volta che se ne conosce l’esistenza il suo effetto svanisce. Se ci rendiamo conto che una persona che indossa gli occhiali ci stimola a etichettarla automaticamente come nerd asociale, non sarà più così.
  • Scetticismo e flessibilità di pensiero sono fondamentali per il Pensiero Attivo e razionale.

Se non l'hai ancora fatto, ti consiglio di leggere il libro della Konnikova. È molto bello e interessante, e a differenza dei miei articoli è pensato per un pubblico di massa e tralascia quindi volutamente cose più di nicchia e specifiche di cui invece io parlo. Ti sarà d’aiuto per capire meglio gli articoli di questa serie, e poi le stesse cose dette in modi diversi, da fonti diverse, aiutano a confermare quanto appreso e lo rendono più vero dentro di noi.

Ci becchiamo al prossimo articolo!

1 pensiero su “Pensare come Sherlock Holmes – La soffitta della mente

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