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Pensare come Sherlock Holmes – Introduzione al Pensiero Attivo

Prima di affrontare questa serie di articoli che rilascerò sul blog su come imparare a pensare come Sherlock Holmes, cioè a usare il Pensiero Attivo, ti consiglio di leggere i precedenti articoli che ho pubblicato a tema REBT, memoria e chunking che troverai qui, qui e qui.

Inoltre, ti suggerisco anche di leggere il mio manuale sull’apprendimento, Come imparare a studiare meglio, che ho rilasciato gratis tempo fa perché tratterò anche argomenti spiegati lì. Se non lo hai ancora letto, scaricalo GRATIS qui.

Se vuoi imparare veramente a pensare come Sherlock Holmes, dovrai conoscere come funziona la mente umana in diversi ambiti secondo le conoscenze scientifiche attualmente disponibili.

Puoi affrontare la lettura degli articoli anche senza queste conoscenze pregresse, in realtà, ma alcuni punti non ti saranno chiari e avrai una comprensione molto limitata dell’argomento.

Leggi con calma i miei articoli precedenti e il manuale sull’apprendimento e poi torna qui a leggere questo articolo e gli altri della serie.

Ok, iniziamo!


Ho trasformato l'articolo anche in un video dove però mi concentro solo sugli aspetti più importanti dell'argomento, lasciando i dettagli all'articolo qui di seguito. Io ti consiglio sia di vedere il video sia di leggere l'articolo per capire meglio il tutto. E mentre ci sei ISCRIVITI AL CANALE per non perderti i contenuti video esclusivi per Youtube che non pubblico qui sul blog!


La prima volta che ho incontrato Sherlock Holmes

Il primo libro che ho letto da bambino per piacere è stato Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle, proprio uno del ciclo di Sherlock Holmes. Erano i primi anni del 2000 e mia madre mi portò in biblioteca per prendere in prestito qualche libro e io scelsi questo.

Ricordo che quando lo lessi non ci capii molto (avevo 7 o 8 anni dopotutto), ma rimasi comunque affascinato dalla figura di Holmes e dal suo modo di pensare.

Non lessi più altro di Holmes, però. I miei gusti virarono su altro e solo nel 2016 mi sono dedicato alla lettura di tutto il ciclo del detective più famoso al mondo. Finii col bollare Holmes come un personaggio “bello, ma irrealistico”. Pensavo che fosse l’equivalente letterario di quei personaggi degli anime super-intelligenti che calcolano tutto e vincono quasi sempre. Una sorta di Light Yagami di Death Note o Sosuke Aizen di Bleach, per intenderci.

Per me era semplicemente un personaggio di finzione, impossibile da emulare nella realtà.

Mi sbagliavo di brutto.

Questa estate mi sono imbattuto nel libro di Maria Konnikova intitolato Mastermind - Pensare come Sherlock Holmes. L’autrice è laureata in psicologia, sa il fatto suo in neuroscienze ed è una grande fan dei libri di Holmes.

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Questo è uno di quei libri che una volta letto ti cambia letteralmente la vita e il tuo modo di vedere la realtà e gli altri.

La lettura di questo libro ha cambiato la mia vita perché mi ha fatto capire che noi possiamo pensare razionalmente come fa Holmes. Possiamo veramente emularlo.

Certo, Holmes rimane comunque un modello ideale, ma la sua forma mentis possiamo tranquillamente replicarla anche noi e trasformarci in tanti piccoli Sherlock Holmes.

Come spiega la Konnikova, lo stesso Holmes è basato su personaggi realmente esistiti come Josef Bell, un dottore molto esperto nell’osservazione che Doyle aveva conosciuto.

Per citare la Konnikova:

Si diceva che il dottor Bell avesse dedotto con una semplice occhiata che un suo paziente era un sottufficiale recentemente congedato di un reggimento delle Highlands, appena tornato dalle Barbados, e che avesse l’abitudine di mettere alla prova le capacità percettive dei suoi studenti con metodi che includevano auto-esperimenti con svariate sostanze tossiche. Agli studenti di Holmes questo sarebbe risultato molto familiare.

Se siete fan di Holmes, di sicuro questo episodio riporterà alla vostra mente il primo incontro tra il detective e Watson, dove Holmes capisce subito che Watson è stato in Afghanistan.

E lo stesso Doyle diede mostra di straordinarie capacità nel risolvere crimini nella realtà scagionando diversi innocenti. Holmes è più realistico e autobiografico di quanto pensiamo.

Se Bell e Doyle riuscivano a pensare come Holmes, allora possiamo farlo anche noi.

Ma come pensa Holmes di preciso?

Holmes non è altro che l’incarnazione del metodo scientifico applicato al pensiero e al ragionamento. Holmes rappresenta il pensiero attivo e razionale puro.

Purtroppo, noi umani di base tendiamo a pensare passivamente e irrazionalmente.

Albert Ellis, il creatore della terapia psicologica cognitivo-comportamentale chiamata Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT), sostiene che noi umani siamo naturalmente portati a pensare irrazionalmente, pur avendo la capacità di pensare razionalmente. Infatti finiamo col creare un sacco di pensieri irrazionali che ci rendono infelici e ci causano problemi psicologici. Per esempio, pensa a quando devi svolgere un compito e lo rinvii pur sapendo che ti causerà qualche danno. O quando sei a dieta e finisci lo stesso con l’ingozzarti. Oppure quando trasformi un tuo desiderio o pensiero in una pretesa rigida: “Quella ragazza deve assolutamente amarmi”, “Gli altri devono trattarmi sempre con rispetto”, “Non posso parlare bene di un romanzo che mi è piaciuto se a scriverlo è stato una persona orribile/malvagia”.

Se fossimo naturalmente portati a pensare razionalmente, allora non avremmo problemi di procrastinazione, alcolismo, tossicodipendenza, ecc. Sarebbe sufficiente l’educazione quotidiana dei nostri genitori o insegnanti a metterci sulla retta via. Basterebbe che nostra madre ci dicesse “Non otterrai sempre quello che vuoi” e non trasformeremo i nostri desideri in pretese rigide; basterebbe che nostro padre ci dicesse “Smetti di procrastinare o sprecherai la tua vita” per non farlo più.

Non funzioniamo così, però.

E spesso se riusciamo a sconfiggere un qualche problema psicologico, finiamo col crearne un altro nella nostra vita. Non procrastini più? Bene, probabilmente hai iniziato, che ne so, a fumare. O magari non procrastini più il lavoro ma rimandi il farti una vita sociale.

Il punto è che noi umani siamo un disastro quando si parla di pensare razionalmente perché è una cosa che non piace proprio fare al nostro cervello.

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Il nostro cervello ci "ama" al punto tale da farci pensare come dei coglioni pur di non dover faticare lui ^_^

Come spiega la Konnikova nel suo libro, il nostro cervello opera usando due sistemi. Il primo adotta processi automatici e passivi per prendere decisioni, e formula quasi sempre pensieri irrazionali: viene chiamato dall’autrice Sistema Watson, ed è ispirato appunto al personaggio di Watson (per nulla incline al Pensiero Attivo). Il secondo invece necessita di essere richiamato all’azione coscientemente da noi stessi quando pensiamo e serve a formulare pensieri razionali: è il Sistema Holmes.

Per ora li esamino entrambi in generale. Approfondirò Il loro funzionamento articolo dopo articolo.

Sistema Watson

Fanno parte del sistema Watson tutti quei processi automatici e passivi come le abitudini, i bias cognitivi, i pensieri irrazionali (ne parlo approfonditamente negli articoli dedicati alla REBT), l’accettazione passiva di quello che ci viene detto credendolo subito come vero, pregiudizi vari, ecc.

Il nostro cervello adora i processi automatici che crea col tempo per farci sopravvivere nel mondo perché usarli gli fa risparmiare molta energia (ci torno meglio dopo su questo).

I processi automatici hanno la loro utilità, ovviamente. Pensa alla guida: se ogni volta che sali in auto dovessi imparare a guidare di nuovo, sarebbe un inferno. O pensa se dovessi percepire 24 ore su 24, 7 giorni su 7, tutti gli input sensoriali del mondo esterno, diventeresti pazzo: il Sistema Watson filtra la maggior parte degli stimoli sensoriali senza che tu te ne renda conto e ti risparmia una visitina al manicomio.

Al Sistema Watson è collegata la Modalità di pensiero Diffusa, uno di quegli automatismi che ci sono utili. Ne parlo nel mio manuale sull’apprendimento in modo approfondito, qui mi limito a farti un piccolo riassunto di cos’è.

Noi umani abbiamo due modi di pensare: Modalità Diffusa e Modalità Focalizzata. La Focalizzata la tratto dopo perché viene usata solo dal Sistema Holmes.

La Modalità Diffusa è quella più “rilassata”, che si attiva distogliendo l’attenzione da ciò che stiamo facendo cercando di rilassarci il più possibile. La usiamo quando dobbiamo affrontare problemi che richiedono idee o approcci totalmente nuovi (quindi creativi) o capire concetti mai incontrati prima. In particolare ci dà modo di poter vedere qualcosa di nuovo o di vecchio da un punto di vista differente, più distaccato. E rende possibile creare nuove connessioni neurali. Serve soprattutto a creare nuovi schemi mentali cui accedere poi in Modalità Focalizzata. Holmes usa spesso questa modalità per schiarirsi le idee (o farsele venire) durante un caso particolarmente difficile.

Ma gli automatismi spesso ti fanno fare molte cose sbagliate. Per esempio, potresti giudicare una persona in dieci secondi basandoti solo sui tuoi bias/pregiudizi e nessun dato reale, creandoti un’immagine della persona totalmente scollegata dalla realtà oggettiva.

Mettiamo che sei una ragazza a una festa e noti un ragazzo con gli occhiali seduto in disparte a usare il cellulare. Magari pensi subito “Ok, ha gli occhiali, sta seduto da solo e usa il cellulare: è un nerd sfigato asociale”. Cinque minuti dopo il ragazzo viene avvicinato da un gruppetto di amici e una ragazza del gruppo lo bacia perché è la sua fidanzata. Il tuo giudizio era totalmente sbagliato, basato sui tuoi pregiudizi sulla gente con gli occhiali e che non è sempre “l’anima della festa”. Il tuo sistema Watson ha creato una storia plausibile per te basandosi semplicemente sulle tue conoscenze pregresse (tutti i ragazzi con gli occhiali che conosco sono nerd) e pregiudizi (ragazzo da solo a una festa = sfigato asociale). Purtroppo però questa storia non è reale: è solo una tua fantasticheria.

Per questo il sistema Watson è pericoloso. Io ti sto facendo l’esempio banalotto della festa, ma pensa che il sistema Watson interviene anche quando medici, avvocati, giudici, forze dell’ordine, ingegneri, ecc., devono prendere decisioni importanti. E nel 99.99% dei casi lo fanno guidati da Watson, quindi dai propri pensieri irrazionali, bias e fisime. Non mi sorprende se poi i ponti crollano o finiscono in galera degli innocenti…

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Quando inizi a studiare un po' come funziona la mente umana, capisci come sia molto probabile che certe disgrazie avvengano. E se continui questi studi, ti chiederai pure come abbiamo fatto finora a non esserci estinti come razza visto che mentalmente funzioniamo TUTTI molto molto male...

Ma perché la nostra mente preferisce gli automatismi?

Come accennato sopra, il cervello fa partire un processo automatico perché è la strada che gli costa meno energia percorrere.

Non dico “strada” a caso: proprio le abitudini (di pensiero o comportamentali) puoi immaginarle come autostrade elettriche nel tuo cervello che lui percorre perché il pedaggio gli costa pochissimo (cioè poca energia) e sono ben tenute. Al contrario le nuove abitudini sono stradine piene di buche e passarci richiede un'enorme pedaggio (cioè tanta energia).

Però Il problema vero è che il cervello ha enormi difficoltà ad accettare qualcosa di nuovo perché potrebbe essere potenzialmente pericoloso per noi. Il cervello è come una madre patologicamente premurosa che farebbe vivere i figli sotto una campana di vetro super-resistente che li protegge da paure, disagi, ansia e altri problemi, causandogli danni enormi quando si ritrovano ad affrontare i problemi del mondo reale.

Creare un nuovo processo mentale è una fatica immensa per il cervello perché richiede attenzione cosciente e motivazione da parte nostra e sua. Per lui trasformare la stradina nuova malmessa in un’autostrada ben tenuta da percorrere automaticamente a basso costo è un calvario.

Per riuscirci deve usare per forza l’altro sistema di cui è dotato, ma che odia: il Sistema Holmes.

Sistema Holmes

Il Sistema Holmes raccoglie in sé tutti quei processi mentali che richiedono la nostra consapevolezza per essere utilizzati: attenzione attiva, motivazione all’uso del metodo scientifico nel pensiero, flessibilità di pensiero, pensieri razionali (anche di questi ne parlo approfonditamente nei miei articoli sulla REBT), scetticismo, curiosità, ecc.

Il Sistema Holmes ricorre sempre alla Modalità di pensiero Focalizzata: è quella che usiamo quando ci concentriamo su qualcosa che vogliamo imparare, capire o quando vogliamo risolvere un problema. Quando siamo in questa modalità, i nostri pensieri vanno a schemi mentali che già abbiamo creato nella nostra mente (cioè accediamo alla nostra conoscenza pregressa) per esempio quando abbiamo affrontato un problema in passato: se davanti a noi si ripresenta lo stesso problema o uno simile, sappiamo già che soluzione adottare. E collega quanto sappiamo a quello che c’è di nuovo da imparare o esaminare.

Il Sistema Holmes può esistere e rafforzarsi perché il nostro cervello non smette mai di imparare, cioè di creare nuove connessioni neurali. il nostro cervello non è plastico come si pensava una volta. La Konnikova nel suo libro riporta degli studi che hanno dimostrato che nuove connessioni neurali si creano nel cervello degli anziani quando questi sono motivati a fare qualcosa. Il nostro cervello non smette mai di imparare se noi lo vogliamo.

L’attenzione cosciente a ciò che ci circonda e la motivazione sono due aspetti fondamentali del pensiero razionale di Holmes. Il detective rimprovera spesso Watson di essere disattento e poco motivato quando gli chiede di fare deduzioni sui loro casi.

Non a caso da bambini impariamo un sacco di cose: ci riusciamo perché adottiamo una presenza consapevole nei confronti della realtà. Tutto ci appare nuovo e interessante da conoscere e siamo molto motivati a farlo. Siamo attenti alla realtà che ci circonda perché al nostro cervello serve conoscerla bene per farci sopravvivere al suo interno. Assorbiamo tante conoscenze e ricordi. Impariamo di più, siamo più attenti... e viviamo anche meglio. Nel mio articolo sul tempo soggettivo e la procrastinazione spiego che più ricordi creiamo di attività interessanti, più ci pare di vivere meglio e più a lungo. Al contrario procrastinare e vivere la solita routine (processo passivo e automatico) ci crea problemi psicologici e ci dà perfino la sensazione che il tempo scorra più in fretta e la vita ci sfugga tra le dita come granelli di sabbia trasportati via dal vento.

Quando cresciamo perdiamo curiosità per il mondo che ci circonda. Tutto ci appare banale, grigio e già visto. Perdiamo motivazione e di conseguenza se ne vanno la curiosità e l’attenzione consapevole che avevamo da bambini. Perdiamo la capacità di attivare il Sistema Holmes e lasciamo che sia Watson a guidarci. Senza praticamente accorgercene diventiamo spettatori della nostra vita.

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La motivazione e l'attenzione sono importanti per applicare il Pensiero Attivo e razionale. Se per colpa dei motivatori del cazzo che girano da anni pensi che la motivazione sia inutile, ti capisco: anche io ero della tua stessa idea fino a poco tempo fa. Ma leggendo e studiando i libri di psicologi e neuroscienziati famosi, ho capito che è davvero importante mantenersi motivati in ciò che si fa.

Se il nostro cervello tende per natura all’irrazionalità, adora i processi automatici, i bias, ecc., ne consegue che per obbligarlo a pensare razionalmente e attivamente, quindi a usare il Sistema Holmes, dobbiamo forzarlo noi.

Significa che ogni giorno dovremmo lottare contro il nostro cervello.

Non farlo significherebbe lasciare a lui il comando della nostra vita quando dobbiamo prendere decisioni, risolvere problemi, ecc.

Saremmo i suoi schiavi.

Pensare come Holmes, cioè applicare il metodo scientifico al pensiero per renderlo attivo, è un nostro dovere per essere davvero liberi dagli automatismi del cervello e padroni della nostra vita.

Ma cosa vuol dire applicare di preciso il metodo scientifico al pensiero?

Quando si parla di metodo scientifico si pensa subito a scienziati in camice bianco in laboratori super segreti che inventano o sperimentano “cose”.

In realtà il metodo scientifico si fonda prima di tutto su due principi semplici: un naturale scetticismo e la curiosità nei confronti del mondo. Ogni cosa non viene accettata subito per com’è, prima viene attentamente esaminata e solo dopo accettata o rifiutata in base alle verifiche fatte.

Al contrario di default la nostra mente accetta qualsiasi cosa passivamente senza verificarla: per rifiutarla deve essere una cosa totalmente impossibile da credere come l’esistenza di una mosca bianca. Non stupisce infatti che esistano persone che credono alle fake news e alle teorie del complotto. L’esistenza di antivax e terrapiattisti è la naturale conseguenza dei processi del Sistema Watson.

Per addestrare la nostra mente al metodo scientifico di pensiero occorre partire dagli elementi fondamentali del metodo scientifico. Se si padroneggiano bene questi, tutto il resto sarà semplice da gestire.

Gli elementi fondamentali del metodo scientifico sono 4:

  1. Comprendere un problema.
  2. Osservare.
  3. Immaginare.
  4. Dedurre.

A ognuno di questi elementi dedicherò degli articoli specifici perché c’è molto da dire.

Non voglio illuderti dicendoti che imparare a pensare razionalmente e attivamente come Holmes sarà facile perché mentirei. Purtroppo lo so per esperienza personale...

Dovrai conoscere tutta la teoria necessaria e poi fare tanta pratica ogni giorno. Dovresti fare pratica con ogni singolo problema e pensiero della tua vita, ma il mio consiglio è di cominciare in un solo ambito e poi passare al resto. Vorresti ragionare meglio per avere benefici per il tuo lavoro? Bene, allora parti dal tuo lavoro. Al resto ci penserai dopo.

Solo con la pratica si diventa esperti in un determinato campo. Gli esperti non sono altro che persone che hanno creato una vasta libreria di Chunk su un argomento, dove ogni chunk è connesso agli altri. Dei chunk ne parlo approfonditamente in questo articolo e nel mio manuale sull’apprendimento. Riassumendo molto in breve: i chunk sono pacchetti di informazioni collegati dal significato o dall’uso a cui la mente può accedere facilmente, possono collegarsi tra loro e formare chunk più grandi.

Holmes ha una vasta libreria di chunk sul crimine che lo rendono esperto nel suo lavoro; un campione di scacchi ce l’ha sugli scacchi; un neuroscienziato in gamba ce l’ha sulle neuroscienze. Quando si ritrovano ad affrontare problemi nei loro ambiti, questi esperti non fanno altro che accedere ai chunk creati e collegarli tra loro e alle nuove informazioni per giungere alla conclusione. Lo fanno con una rapidità tale che alla gente comune sembra magia, ma in realtà è tutto frutto di anni di studio e pratica costante. Niente di più. In questo processo la memoria gioca un ruolo fondamentale, visto che la nostra conoscenza è dovuta alla nostra memoria.

Come ci tiene a sottolineare la Konnikova, Holmes sicuramente sarà nato come tutti noi usando di base il Sistema Watson. Solo col tempo e la pratica è riuscito a sbarazzarsene e a diventare un esperto del Pensiero Attivo.

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Non si nasce come "Holmes" ma come "Watson". Per pensare attivamente e razionalmente come fa Sherlock Holmes, possiamo immaginare che lo stesso Holmes abbia dovuto faticare per anni e anni prima di riuscirci ^_^

Sugli esperti dedicherò un articolo ad hoc perché ci sono alcune cose interessanti da dire.

Ok, finisce qui questa introduzione generale al Pensiero Attivo.

Il viaggio che ci aspetta nella mente di Holmes...

Dal prossimo articolo, dedicato al primo pilastro del metodo scientifico (Comprensione del problema), inizierà il nostro viaggio nei meandri della mente umana che ci porterà a parlare non solo di come ragiona Sherlock Holmes ma anche di REBT, memoria, apprendimento, e tanto altro.

Quando avrai finito questo viaggio con me, sarai una persona totalmente diversa.

Avrai imparato a pensare attivamente e razionalmente: vedrai la realtà e chi ti circonda in modo nettamente diverso.

Vedrai subito gli errori di ragionamento altrui in una discussione, vedrai i problemi inutili che la gente si fa sulla vita e sulle altre persone. E capirai quando sei tu a farti problemi inutili sulla vita e sugli altri.

Ma soprattutto sarai in grado di affrontare ogni problema in modo razionale e a trovare la soluzione giusta.

Imparerai a pensare come Sherlock Holmes e dirai: “Cavolo, come ho fatto a pensare tutta la vita come quel coglione di Watson?”.

Ti consiglio di leggere il libro della Konnikova. È molto bello e interessante, e a differenza dei miei articoli è pensato per un pubblico di massa e tralascia quindi volutamente cose più di nicchia e specifiche di cui invece io parlerò. Ti sarà molto d’aiuto per capire meglio gli articoli di questa serie, e poi le stesse cose dette in modi diversi, da fonti diverse, aiutano a confermare quanto appreso e lo rendono più vero dentro di noi.

Ci becchiamo al prossimo articolo ^_^

3 pensieri su “Pensare come Sherlock Holmes – Introduzione al Pensiero Attivo

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