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Come è cambiato il rapporto tra l’uomo e la sua memoria nei secoli?

Immaginate di svegliarvi domattina e di scoprire che tutto l’inchiostro del mondo è diventato invisibile e che tutti i byte sono stati cancellati. Il nostro mondo crollerebbe immediatamente. Letteratura, musica, legge, politica, scienze, matematica: la nostra cultura è un edificio costruito su memorie esterne.

Questo pezzo è tratto dal saggio L’arte di ricordare tutto di Joshua Foer. L’autore è un giornalista che ha lavorato per giornali importanti come il New York Times e il National Geographic. Ha studiato la memoria partendo da zero e dopo un anno ha vinto il Campionato statunitense della memoria.

In questo articolo però non mi occuperò delle tecniche di memoria spiegate da Foer ma dell’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la sua memoria nel corso dei secoli.

Foer ci invita col pezzo riportato sopra a immaginare cosa accadrebbe se all’improvviso non avessimo più accesso a libri, supporti digitali e internet: per l’uomo moderno sarebbe la fine del sapere.

La nostra cultura oggi si basa totalmente sul riversare la nostra memoria su supporti esterni come libri, hard disk, block-notes, ecc.

A scuola ammoniscono chi memorizza i testi favorendo di più la loro comprensione. Il che è anche un paradosso, se ci pensi: a che serve comprendere bene qualcosa se poi non riesci a richiamarla nella tua mente quando ti serve? È una conoscenza che in realtà non possiedi davvero.

memoria, memoria esterna
La nostra nuova memoria che potrebbe sparire facilmente da un giorno all'altro.

Prima dell’invenzione della stampa e della produzione dei libri in serie grazie ad essa, il rapporto tra uomo e memoria era molto diverso.

Nel mondo antico l’arte della memoria era considerata importantissima per la formazione di uno studioso.

Immagina di essere uno studioso dell’antica Grecia. I libri dell’epoca consistevano in lunghissimi papiri di svariati metri arrotolati. Il testo aveva le parole tutte maiuscole e attaccate perché non esistevano le minuscole, gli spazi e i segni di interpunzione. Non c’erano nemmeno gli indici e i numeri delle pagine a indicarti dove trovare cosa all’interno del papiro-libro. Le parole erano tutte su una riga e traboccavano nella successiva senza alcuna separazione. Questo metodo di scrittura era chiamato scriptio continua.

Esempio:

CIAOMICHIAMOCARMELOSONOUNRAGAZZODIVENTIQUATRROANNIECHEVIVEINITALIAESTUDIACOMEFUNZIONALAMENTEUMANAIPROCESSICOGNITIVILAPPRENDIMENTOECOMECONTROLLARELOSTIMOLODISCORREGGIAREINPUBBLICOQUANDOTISCAPPAPROPRIO.

Immagina di dover ricavare un’informazione da un testo simile lungo metri e metri. Era impossibile consultarlo rapidamente, visto che l’unico punto d’accesso facile era la prima parola e poi eri costretto a srotolarlo tutto per leggerlo e trovare l’informazione che ti serviva.

Solo nel 200 a.C. apparvero i primi segni di interpunzione grazie ad Aristofane di Bisanzio.

Era il direttore della biblioteca di Alessandria e inventò il punto a inizio, metà e fine riga per far capire al lettore la lunghezza delle pause tra le frasi.

AI testi antichi semplicemente non potevi dare un’occhiata quando ti pareva come quelli di oggi. Era quindi fondamentale memorizzarli bene.

Per citare Foer:

L’addestramento della memoria era considerato il cuore della formazione classica nelle arti del linguaggio, al pari della grammatica, della logica e della retorica. Agli studenti veniva insegnato non solo cosa, ma anche come ricordare.”

La maggior parte dei principi su cui si basa l’addestramento classico della memoria sono stati raccolti da un autore anonimo latino nel testo “Rhetorica ad Herennium”, che si presume sia stato scritto tra l’86 e l’82 a.C. È l’unico testo sulle tecniche mnemoniche inventate da Simonide nell’antica Grecia arrivato al Medioevo e fino a noi (la storia di Simonide la tratterò a parte nell’articolo su come funziona la memoria umana).

Le tecniche riportate nel Ad Herennium erano così diffuse nel mondo classico che lo stesso Cicerone nei suoi scritti sulla memoria affermò che descriverle nelle sue opere era solo uno spreco di inchiostro.

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Una versione del "Rhetorica ad Herennium" attribuita erroneamente a Cicerone. L'autore è ancora oggi sconosciuto.

Avere una memoria buona era importantissimo perché i testi erano pochi, difficili da consultare e accessibili solo a determinate persone. Spesso non potevi portarli con te, al massimo potevi prendere delle note.

Ma la memoria serviva anche per comporre e creare.

Per creare qualcosa di innovativo devi per forza avere una base di conoscenza pregressa solida che ti aiuta a ricombinare idee e cose già viste in qualcosa di totalmente nuovo.

Il rapporto tra l’uomo e la memoria cambiò quando furono inventati gli indici analitici, i segni di interpunzione e, soprattutto, la stampa.

Da quel momento diventò sempre meno importante memorizzare i libri perché l’uomo aveva delegato alla carta stampata il compito di ricordare al posto suo. Questo ha senso, se ci pensi bene: i nostri ricordi muoiono con noi. Elaborare un sistema di memorie esterne come libri e supporti digitali ci permette che queste vengano trasmesse efficientemente alle generazione future. In un certo senso ci permette di eludere il limite della morte.

Dopo l’invenzione della stampa le tecniche mnemoniche diventarono un sollazzo e già ai tempi dell’Illuminismo erano considerate abilità da fenomeni da baraccone. Oggi vengono usate da chi partecipa alle gare di memoria.

Ma anche se le tecniche sono tornate in auge in certi ambienti di nicchia, la memoria si porta appresso una pessima reputazione negli ambiti scolastici e culturali.

E questo è un bel problema per noi uomini di oggi.

Veniamo bombardati ogni giorno di informazioni di cui non ricordiamo nulla. Dimentichiamo velocemente quello che leggiamo.

Oggi puntiamo più a una memoria che ci dice dove ritrovare le informazioni (in quale libro, in quale articolo su internet, in quale video, ecc.), ma non sono informazioni che appartengono davvero a noi se non le memorizziamo bene.

Il passaggio da una cultura basata sulla memoria interna a una esterna ci ha reso, paradossalmente, meno sapienti.

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Non avevi mai pensato che cose così scontate e banali come l'indice di un libro e le pagine numerate fossero utilissimi per noi, vero? ^_^

Per citare Maria Konnikova nel suo famoso saggio Mastermind:

È importante tenere a mente una cosa: noi conosciamo soltanto ciò che siamo in grado di ricordare in qualunque momento. In altre parole nessuna conoscenza potrà salvarci, per quanto ricca sia, se non siamo in grado di richiamarla alla mente nel momento in cui ci serve.

La conoscenza è davvero nostra solo se siamo in grado di richiamarla dalla nostra memoria quando ci serve.

È fondamentale che l’uomo coltivi la sua memoria e la potenzi, perché solo una memoria solida permette di avere accesso a un bagaglio immenso di informazioni e idee da poter ricombinare per creare qualcosa di nuovo.

Se sei uno sceneggiatore, per esempio, devi ricordare tantissime storie viste/lette e saggi di narrativa studiati per creare storie nuove originali. La stessa cosa vale se sei un ingegnere che deve progettare qualcosa o un medico che deve sperimentare una nuova procedura.

In qualsiasi mestiere che richiede una minima dose di creatività la memoria è fondamentale.

Se ci abituiamo a delegarla a smartphone, computer e libri, non potremmo mai essere creativi.

L’uomo ha barattato la creatività, uno strumento fondamentale per la sua evoluzione, per evitare lo sforzo di concentrarsi abbastanza per ricordare ciò che gli potrebbe servire.

È vero che la memoria esterna è utile perché ci permette di accedere a molti dati e di tramandare la conoscenza alle generazioni future, ma è anche vero che ci rende più pigri.

Per esempio sono sicuro che dopo aver letto questo articolo forse tra un’ora ne ricorderai circa la metà, e quasi sicuramente tra un giorno manco un decimo. Tra una settimana ti domanderai “Ma dov’è che ho letto quelle cose sulla memoria?”.

In realtà i due sistemi di memoria possono collaborare tranquillamente: il problema vero è solo la pigrizia mentale delle persone.

La gente preferisce essere schiava del proprio cervello e dei suoi processi automatici perché costa poca fatica ed energia, e il cervello cerca sempre di risparmiare più energia possibile. Usare attivamente la propria attenzione per ricordare meglio significherebbe per il cervello applicarsi seriamente e quindi consumare molta energia. In poche parole ci facciamo dominare da lui invece di comandarlo noi usando le giuste forme di pensiero attivo spiegate da famosi psicologi cognitivi e neuroscienziati.

Ma questo è materiale per articoli futuri molto importanti.

Ho voluto fare questo riassunto del rapporto tra l’uomo e la memoria nei secoli per far capire alle persone che memorizzare è fondamentale per tutti noi, non solo per chi fa lavori creativi o partecipa a gare di memoria.

Noi siamo quello che ricordiamo: le nostre esperienze passate, conoscenze acquisite, ecc., plasmano la nostra personalità.

Dobbiamo sforzarci attivamente di ricordare le cose importanti e dimenticare quelle che non lo sono. Dobbiamo farlo soprattutto per noi stessi.

In futuro farò altri articoli dedicati alle tecniche mnemoniche e a come funziona la memoria ^_^

1 pensiero su “Come è cambiato il rapporto tra l’uomo e la sua memoria nei secoli?

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