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Bias Cognitivi: Le Scorciatoie Pericolose della Mente – Parte 3

Nei primi due articoli di questa serie (li trovi qui e qui) ho spiegato cosa sono i Bias Cognitivi, come influenzano la nostra vita quotidiana e ne ho presentati alcuni. Se non li hai letti, ti consiglio di farlo prima di proseguire.

Invece nei miei articoli dedicati al Pensiero Attivo ho parlato abbondantemente di come i bias e i processi passivi di pensiero ci sono di ostacolo al pensare in modo attivo e razionale. Leggili se non vuoi essere più schiavo del tuo cervello e vuoi iniziare davvero a pensare razionalmente.

Comunque, come nei precedenti articoli di questa serie, in questo mi limiterò a spiegare alcuni bias e che effetti hanno. Conoscere come funzionano è già un primo passo per esercitarsi a metterli da parte quando pensiamo.

Di ogni bias cercherò, quando possibile, di fornire una soluzione su come evitarlo o comunque farsi influenzare poco. In generale, applicare il Pensiero Attivo è la strategia migliore, ma fornirti qualche consiglio spicciolo spendibile subito può esserti d’aiuto.

Vediamo qualche bias insieme ^_^

Falso consenso

Quasi sempre giudichiamo malissimo chi non la pensa come noi perché siamo vittime di quello che gli psicologi chiamano effetto del falso consenso. Funziona così: abbiamo la tendenza a pensare che gli altri siano come noi, o devono esserlo per forza. Le opinioni, i gusti e le preferenze che attribuiamo agli altri sono influenzati dalle nostre opinioni, dai nostri gusti e dalle nostre preferenze.

Lo psicologo Lee Ross negli anni ’70 condusse degli esperimenti su questo fenomeno coinvolgendo i suoi studenti. In uno di questi chiese agli studenti se fossero disposti a fare il ragazzo sandwich girando per il campus dell’università portando il cartello “Eat at Joe’s”. Era un compito imbarazzante e molti studenti rifiutarono; comunque circa la metà accettò.

A fine esperimento furono intervistati sia quelli che avevano accettato sia quelli che avevano rifiutato e fu chiesto loro di stimare in quanti avessero accettato e rifiutato. Chi aveva accettato stimò che il 62% degli studenti avesse accettato l’incarico, chi invece aveva rifiutato stimò che ad accettare fosse stato solo il 33% degli studenti.

L’esperimento rivelò una cosa molto inquietante e pericolosa: chi aveva accettato di fare il ragazzo sandwich indicava come “vigliacchi” quelli che avevano rifiutato, e chi aveva rifiutato giudicava “bizzarri” quelli che avevano accettato.

Quindi non solo crediamo che gli altri la pensano come noi (o devono farlo), ma quando non è così li giudichiamo pure molto male.

Una risposta a questo fenomeno prova a darla Matteo Motterlini nel suo saggio Trappole Mentali, dove spiega che quando non abbiamo informazioni circa le opinioni e i comportamenti degli altri, tendiamo a fare stime e ipotesi basandoci sulle opinioni della persona che riteniamo conoscere meglio e di cui ci fidiamo di più: noi stessi.

Così immaginiamo le altre persone a nostra somiglianza. Proiettiamo noi stessi sugli altri automaticamente, forse per placare l’ansia dell’incertezza.

Come dice Motterlini:

In generale, più un comportamento devia dalla «norma», più l’effetto del falso consenso è potente. Il problema è che spesso la «norma» ce la creiamo noi, senza davvero alcuna ragione apparente. Si narra che all’indomani della vittoria presidenziale di Nixon del 1972 Pauline Kael (1919 – 2001), una tagliente, raffinata e un po’ snob critica cinematografica del «New Yorker» sbottò: «Non ci posso credere, non conosco neanche una persona che abbia votato per lui». La Kael non conosceva nemmeno un elettore repubblicano e tanto le bastava. Quella, per lei, era diventata la norma degli americani.

Bernard Goldberg, noto e influente giornalista americano della CBS, scrive nel suo bestseller del 2001 Bias: «Le élite giornalistiche non hanno più alcun contatto con l’americano medio. I loro amici sono di sinistra, e loro stessi lo sono. Condividono gli stessi valori. La pensano allo stesso modo sui grandi temi sociali del nostro tempo: aborto, porto d’armi, femminismo, diritti dei gay, ambiente, scuole confessionali. Dopo un po’ si convincono che tutto il mondo civilizzato la pensi come loro. E non classificano le proprie idee come di sinistra, ma semplicemente come il modo corretto di giudicare le cose. Ecco perché non solo sono in disaccordo con i conservatori, ma li guardano come se fossero moralmente deficienti”.

Inoltre credere che gli altri devono per forza pensarla come noi e se non è così allora sono brutte persone, è uno dei pilastri del fascismo intellettuale. Ma questo è un altro argomento a cui in futuro dedicherò un articolo.

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Quando sei un radical chic e pensi che tutti devono esserlo per forza. Un po' come tutti i fascisti pensano che tutti dovrebbero essere fascisti. O i cristiani che pensano che tutti dovrebbero essere cristiani. O i musulmani che pensano che tutti dovrebbero essere musulmani. Potrei continuare all'infinito ^_^

Difendersi da questo bias con dei trucchetti è inutile. La tendenza a polarizzarci sulle nostre idee è troppo forte, così come quella di attaccare e giudicare male chi non la pensa come noi. Le soluzioni sono solo due: applicare il Pensiero Attivo e unirlo all’Accettazione incondizionata degli altri sostenuta dalla REBT (ne parlo nei miei articoli a tema REBT).

Il mio consiglio è di leggere quegli articoli se vuoi davvero liberarti di questo bias e smettere di pensare e agire come un fascista ^_^

Effetto Incorniciamento

L’effetto incorniciamento consiste nel cambiare la percezione di qualcosa in base a come la si presenta.

Per esempio, se dico che in Italia il 30% degli immigrati commette reati (un dato inventato), questo dato appare allarmante; se dico che il 70% degli immigrati non commette reati invece il dato appare positivo. In realtà sono gli stessi identici dati, ma presentati in modo diverso: in entrambi i casi il 30% degli immigrati commette reati e il 70% no. La differenza è che il primo dato è percepito come negativo e il secondo come positivo. È una tattica che usano molti politici: “Questa non è un’alleanza ma un contratto di governo!”. Ti ricorda qualcosa?

L’effetto è usato molto spesso nel marketing. Ad esempio, se sei il proprietario di un ristorante e ti interessa attirare clienti che ci tengono alla dieta, invece di dire che nel tuo menù hai della carne col 50% di grassi in meno, scrivi di avere carne magra al 50%. In realtà è sempre lo stesso tipo di carne, ma presentata nel secondo caso in un modo che suona meglio a chi importa molto della sua dieta.

L’effetto si ritrova un po’ ovunque: rapporti sociali, giornalismo, economia, e perfino nella sanità. Saresti più disposto a sottoporti a un intervento che ti viene presentato col 90% di riuscita o col 10% di fallimento? Eppure le possibilità di riuscita sono sempre le stesse in entrambi i casi ^_^

Matteo Motterlini, sempre in Trappole Mentali, riporta la storiella divertente di un sacerdote che andò dal vescovo chiedendogli se poteva fumare mentre pregava ricevendo una risposta negativa. Il sacerdote incontrò un vecchio parroco che fumava mentre pregava e lo rimproverò dicendogli che il vescovo l’aveva proibito. Il vecchio rispose: “Ho domandato al vescovo se potevo pregare mentre fumavo e mi ha risposto senza esitazioni che si può pregare in qualsiasi momento”.

Motterlini riporta pure uno studio pubblicato nell’agosto 2006 su Science dai ricercatori Benedetto De Martino e Raymond Dolan dove i due hanno dimostrato come funziona a livello neurale questo bias cognitivo.

De Martino e Dolan hanno scoperto con la risonanza magnetica funzionale che i soggetti sottoposti al test per verificare l’effetto incorniciamento manifestavano attività cerebrali diverse. In tutti i soggetti si attivava l’amigdala in modo vistoso (una parte del nostro cervello che, tra le tante cose, gestisce le emozioni) ma quelli con l’attività più intensa nella corteccia prefrontale (una parte del nostro cervello che è coinvolta nelle funzioni cognitive superiori come il ragionamento) facevano scelte più razionali perché mettevano da parte i pensieri irrazionali generati dalle emozioni messe in moto dall’amigdala, non facendosi quindi fregare dall’effetto.

Questo vuol dire che, contrariamente a quanto si pensa, la razionalità non è l’assenza di emozioni ma il loro dominio tramite la ragione.

Gli individui veramente razionali sono quelli che riescono a modulare con la ragione i propri stadi emotivi, e sono in grado di assorbire razionalmente le informazioni adattandole alle circostanze. Il ché è totalmente in accordo con quanto spiega la REBT (che non a caso è chiamata Terapia Razionale Emotiva Comportamentale).

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Un bell'esempio di effetto incorniciamento: "La nostra non è un'alleanza! È un contratto di governo!" ^_^

Per difendersi da questo bias, Motterlini suggerisce un trucchetto chiamato doppio incorniciamento. Consiste nel presentare a una persona gli stessi dati in modo diverso ma contemporaneamente. Facendo così si aumentano le possibilità di avere scelte più razionali e meno estreme. Motterlini cita anche uno studio che lo dimostra, ma è veramente molto lungo da riportare quindi ti suggerisco di leggere direttamente Trappole Mentali.

Comunque, il trucco per funzionare ha bisogno di qualcuno che ci presenti le informazioni. Per difenderci da soli da chi sfrutta questo bias a proprio vantaggio, possiamo solo prestare più attenzione quando ci vengono fornite informazioni su qualcosa che riteniamo importante. In poche parole, come sempre, la cosa migliore è applicare il Pensiero Attivo.

Escalation

Spesso investiamo sempre di più qualcosa (tempo, soldi, emozioni, ecc.) in cose che non ci portano più alcun beneficio o addirittura ci danneggiano. Ciò è dovuto all’effetto escalation. Funziona così: restiamo ancorati agli investimenti passati lasciando che stabiliscano le nostre azioni future anche se ci causano problemi.

Spesso l’escalation scatta per difendere il nostro orgoglio, o per timore del giudizio altrui, o per il bisogno di mantenerci coerenti con le scelte fatte in passato.

Per esempio, in campo amoroso molte persone rimangono intrappolate per anni in rapporti che li danneggiano: invece di mollare il partner continuano a investire sempre più tempo e risorse emotive per salvare una relazione ormai arrivata al capolinea e che li rende infelici.

Un altro esempio è quello degli imprenditori. Mettiamo che sei un imprenditore e investi 100.000 euro in un’attività che dopo 2 anni non genera guadagni. Invece di chiuderla e passare ad altro, finisci con investirci altri 200.000 euro per renderla produttiva. E se anche questo investimento dovesse fallire? Probabilmente visto che hai già perso 300.000 euro, investirai altri soldi pur di rifarti e non mollare.

Altro esempio: quanto saresti disposto a pagare per avere un euro? C’è un gioco che funziona così: una persona mette all’asta 1 euro. Chi partecipa all’asta deve fare rilanci da 1 centesimo partendo da zero. Vince l’euro chi fa l’offerta più alta. Questo gioco è stato inventato da Martin Shubik, matematico ed economista, nel 1971. Shubik scoprì che le persone erano disposte a pagare la moneta in palio anche più del suo effettivo valore pur di aggiudicarsela, cioè nel caso di 1 euro magari pagarlo 3 euro.

Pagare 3 euro per 1 euro è una scelta totalmente irrazionale e puramente emotiva. Lo si fa per svariati motivi: non perdere la faccia con gli altri, battere l’avversario, ecc.

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Ogni volta che mi dicono che noi umani siamo una specie intelligente, mi viene in mente che c'è gente disposta a pagare 1 euro più del suo valore pur di averla vinta con qualcuno e vorrei piangere.

L’impulso a investire sempre di più in qualcosa in una folle escalation può essere vinto solo in due modi: evitare di investire fin dall’inizio oppure uscire dall’investimento (di soldi, emotivo, ecc.) il prima possibile capendo che il passato è passato e che va bene mollare per andare avanti.

Ciò che scegliamo è positivo

Abbiamo la tendenza ad attribuire aspetti positivi alle scelte che abbiamo fatto e aspetti negativi a quelle che abbiamo scartato, e se ci sbagliamo inventiamo scuse apparentemente razionali per giustificarci.

A scoprirlo è stato Eldar Sharif, uno psicologo cognitivo.

Sharif ha sottoposto 75 studenti a un test in cui dovevano scegliere tra due appuntamenti al buio. Dei candidati veniva data una breve descrizione di pregi e difetti. Dopo aver fatto la scelta, agli studenti veniva ordinato di rispondere a domande irrilevanti ai fini del test per 45 minuti. Poi veniva loro richiesto di ricordare le caratteristiche delle persone valutate per l’appuntamento, elencandone pregi e difetti. Potevano aiutarsi con una lista di attributi sia positivi sia negativi, alcuni dei quali non erano mai stati menzionati nella descrizione iniziale.

Il risultato fu che gli studenti non ricordavano bene le caratteristiche iniziali e tendevano ad attribuire quelle positive alla persona con cui avevano scelto di incontrarsi e quelle negative a quella che avevano scartato.

Che i nostri ricordi vengano modificati dalle scelte fatte è una cosa normale: una volta presa una decisione, il cervello elimina le informazioni che potrebbero indebolire la decisione presa, inducendoci a ricordare solo ciò che ci conviene.

In più se l’appuntamento al buio dovesse rivelarsi un fiasco, la nostra memoria selettiva ci eviterà il rimorso di aver fatto la scelta sbagliata: finiremo con attribuire la colpa non a noi, che abbiamo sottovalutato gli aspetti negativi, ma all’altro o a chi ha compilato la descrizione del profilo.

Un altro esempio è quello delle ragazze/donne che si lamentano in continuazione di avere a che fare con “casi umani” quando fino a poco prima dichiaravano un amore folle per i “casi umani” in questione. Quando iniziano a rendersi conto di aver scelto male, subito inventano motivi razionali ed esterni a loro per non addossarsi la colpa di aver chiuso gli occhi davanti ai difetti del “caso umano”.

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Classico esempio di meme condiviso dalle donne/ragazze sui "casi umani". Vi svelo una cosa donne e uomini che state leggendo questo articolo: attiriamo persone che sono come noi. La neuroscienziata Tali Sharot parla di questo fenomeno nel suo libro "La scienza della persuasione", riportando gli studi fatti sulle coppie sposate. Perciò, se attiri solo casi umani, io due domande su chi sia il vero caso umano inizierei a farmele...

Tutto questo è importante nel marketing. Per esempio, chi compra un cellulare a 1500 euro spesso dice a sé stesso di averlo fatto per la qualità hardware e software del dispositivo, ma sa che è una cazzata: è solo vittima del marketing e di tanti altri bias ^_^

Per difenderci da questo bias l’unico modo è usare il Pensiero Attivo così da essere razionali e oggettivi quando valutiamo le informazioni a nostra disposizione prima di compiere una qualsiasi scelta.


Ok, fermiamoci qui per questo articolo.

Fai pratica con questi bias imparando a riconoscere quando ne sei vittima tu (o chi ti circonda) e a difenderti. Ti suggerisco caldamente di leggere gli articoli sul Pensiero Attivo perché sviluppare un pensiero attivo e razionale è davvero l’unico modo definitivo per imparare a essere meno schiavi dei propri bias.

Ci becchiamo al prossimo articolo!

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